I gemellini contesi del Pertini. Un’eterologa per errore che svela l’errore dell’eterologa

Prosegue la battaglia giudiziaria per l’attribuzione dei due bambini nati per un incredibile scambio di provette

Ricordate il caso dei gemellini dell’ospedale Pertini di Roma, venuti al mondo nell’utero della donna “sbagliata” dopo un incredibile scambio di embrioni? Ora i due bambini crescono nella famiglia della madre che li ha partoriti e suo marito, ma i genitori genetici non si sono arresi e sono andati per tribunali.
La Stampa oggi torna a raccontare questo incredibile caso che coinvolge il destino di sei persone e che non è di facile risoluzione. Come si ricorderà, anche il Comitato nazionale di bioetica, interpellato dalla Regione Lazio per un parere, aveva mostrato un certo imbarazzo riconoscendo «buone e fondate ragioni a entrambe le coppie. Per questo dichiara “indecidibile”, da un punto di vista bioetico, un’attribuzione netta di maternità e paternità».

CON CHI DEVONO CRESCERE? Da quando le coppie sono state informate dello scambio è iniziata la battaglia legale per l’attribuzione dei figli, che ora hanno quattro mesi. Il primo pronunciamento sul caso è stato espresso dal giudice monocratico Silvio Albano che ha riconosciuto i diritti dei genitori biologici. Infatti, nonostante sul caso vi sia un vuoto legislativo, è indubbio che i due bambini debbano crescere con loro perché «la letteratura scientifica è unanime nell’indicare come sia proprio nell’utero che si crea il legame simbiotico tra il nascituro e la madre. D’altro canto, è solo la madre uterina che può provvedere all’allattamento al seno del bambino. Non può, pertanto, non ritenersi sussistente un interessamento dei minori al mantenimento di tale legame, soprattutto alla luce del fatto che i bambini sono già nati e nei loro primi giorni di vita deve ritenersi abbiano già instaurato un significativo rapporto affettivo con entrambi i genitori e sono già inseriti in una famiglia».

L’ERRORE E’ L’ETEROLOGA. La coppia esclusa, però, non pare arrendersi. Inizialmente aveva richiesto che i due piccoli fossero affidati a una casa famiglia, ora pare che la vicenda andrà avanti per tribunali, non solo italiani, ma coinvolgendo anche i giudici di Strasburgo.
Resta al fondo di questa triste storia un giudizio che su Tempi era stato ben espresso da Alfredo Mantovano. La notizia del caso, infatti, seguì di qualche ora la decisione della Corte costituzionale di permettere l’eterologa, una pratica che consente di procreare bambini che, in tutto o in parte, hanno il patrimonio genetico di altri. Al di là di quel che si tende a far credere, i figli, le famiglie e le persone coinvolte in queste procedure vanno incontro a drammi esistenziali e di identità non indifferenti. Programmare deliberatamente di infilarsi in questi tunnel – che hanno tutto un corollario di affari e conseguenze sulla salute delle donne – è da pazzi. L'”indecidibile” vicenda del Pertini, da questo punto di vista, è il tragico errore che svela un errore ancor più profondo e in cui a pagarne le conseguenze più pesanti sono le parti più indifese.