Lettere al direttore

Gaza prima e dopo Hamas

Di Pietro Dri
16 Ottobre 2025
7 ottobre 2023: la degenerazione di Gaza a partire dalla presa di potere di Hamas nel 2006. Lettera
Khan Younis, Striscia di Gaza, 13 ottobre 2025 (Ansa)
Khan Younis, Striscia di Gaza, 13 ottobre 2025 (Ansa)

Caro direttore, per illustrare qualche aspetto molto concreto della situazione di Gaza e degli arabi-palestinesi residenti in Israele prima del 2005 parto dal racconto di un’esperienza personale. L’università di Trieste prima del 2000 accoglieva tra i suoi iscritti molti studenti stranieri (greci, libanesi, palestinesi). Nel ruolo di professore di Patologia Generale nella Facoltà di Farmacia ho laureato diversi di questi studenti, fra cui arabi palestinesi residenti in Israele e a Gaza (allora sotto controllo di Israele). Al momento della proclamazione assistevano i genitori e alcuni parenti e talvolta mi portavano in dono un piccolo vassoio di dolci arabi dai loro paesi d’origine.

Un anno mi hanno anche regalato una gigantografia della moschea di Al-Aqsa che ho ancora esposta in taverna (faccio notare per inciso che la moschea di Al Aqsa, costruita nel 700 d. C., sorge sull’Area Sacra del Tempio di Gerusalemme, il Monte del Tempio, corrispondente al monte Moriah dove Abramo, 2000 anni prima di Cristo, fu condotto da Dio per sacrificare il figlio Isacco per provare la sua fede). Lo studente che me la portò in dono mi riferì di essere il figlio del capo della polizia di Gaza, allora territorio occupato e governato dall’autorità nazionale palestinese (Anp).

A Trieste venivano quindi a laurearsi arabi-palestinesi residenti in Israele e palestinesi dei territori occupati, Gaza in questo caso. Nel 2005 Ariel Sharon, primo ministro d’Israele, decise in maniera unilaterale di consegnare la striscia di Gaza ai palestinesi cacciando in maniera violenta i coloni che si erano insediati nella Striscia. Il piano, ben accolto da Anp, doveva costituire una tappa per il processo di pace e per l’iniziale costituzione di uno stato della Palestina. Nel 2006 furono indette elezioni con vittoria di Hamas che in breve eliminò fisicamente tutti i contendenti dell’Anp. Da allora non si sono mai più tenute elezioni democratiche e gli oppositori, i sospettati di contatti con Israele, i veri o presunti omosessuali sono stati massacrati e non di rado trascinati lungo le strade di Gaza legati dietro i pick-up con delle corde. Il resto è storia che ci conduce al 7 ottobre 2023.

Dal momento dell’insediamento di Hamas, da Usa, Ue, Paesi Arabi, Onu verso Gaza si è riversato un fiume di denaro, che avrebbe dovuto sostenere un fiorente sviluppo economico del territorio: case, fabbriche, infrastrutture ecc. Invece questi soldi sono serviti a finanziare 5-700 chilometri di tunnel, armi, missili e salari per decine di migliaia di terroristi ben armati e addestrati. Di fronte a tutto questo bisogna ricordare che Hamas non ha mai preso in considerazione la costituzione di uno stato palestinese.

L’unico suo scopo, purtroppo condiviso anche dalla maggior parte dei palestinesi dei territori occupati, è l’eliminazione di tutti gli ebrei in Israele e nel resto del mondo (lo slogan “Palestina dal fiume – il Giordano – al mare” non è altro che un progetto genocidario). Lo si vede nello statuto dell’organizzazione, in cui non si fa minimo accenno a uno stato palestinese.

Ritengo che le radici cristiane che ci contraddistinguono (non solo per i praticanti ma anche per coloro che lo sono per cultura) dovrebbero farci prendere coscienza del grave pericolo costituito dall’islamismo che anche in Europa persegue l’obbiettivo della sottomissione (dhimmitudine) dei popoli delle scritture: prima quelli del sabato (gli ebrei) poi quelli della domenica (i cristiani).
Pietro Dri

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