Gay pride sì, presepe no. Il vademecum sulla laicità dei sindaci francesi

Dopo un anno di lavoro, l’Amf ha pubblicato un documento per spiegare ai sindaci come applicare alla perfezione la «neutralità repubblicana»

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Gay pride sì, presepe no. I canti Gospel possono anche andare bene, ma solo se seguiti o preceduti da concerti di musica sufi. La laicità, si sa, è l’ossessione della Francia ma da tempo il modo più corretto di tradurre in italiano laïcité è laicismo. La presunta neutralità dello Stato, infatti, portata alle sue estreme conseguenze, diventa negativa e finisce per negare non solo storia, tradizione e cultura di un paese ma anche il buon senso.

IL VADEMECUM. Dopo un anno di lavori, ieri l’Associazione dei sindaci francesi (Amf) ha pubblicato un vademecum per illustrare quale deve essere il corretto comportamento di un sindaco, o di qualunque altro eletto, rispettoso della laïcité. Non si tratta di tenute di condotta obbligatorie, specifica La Croix, ma di consigli sull’esercizio ideale delle funzioni da parte di ogni funzionario pubblico. Il «vademecum» è stato considerato «urgente» viste «le continue deroghe alla laïcité che sono state fatte e che hanno condotto a una deriva».

NEUTRALITÀ A MESSA. L’Amf, dunque, «invita tutti gli eletti nella loro attività pubblica ad astenersi dal mostrare le proprie convinzioni religiose o filosofiche». Ad esempio, «la partecipazione a cerimonie religiose può avvenire ma solo nel rigoroso rispetto della neutralità repubblicana, cioè senza manifestare la propria credenza o non credenza». Le religioni però non vanno parimenti offese e dunque bisogna togliersi le scarpe quando si entra in una moschea e indossare la kippah quando si entra in sinagoga.

NIENTE BATTESIMI DI NAVI. I sindaci possono ovviamente promuovere manifestazioni culturali legate alla religione, purché ci siano però tutte le religioni. Di conseguenza, «la programmazione culturale di un comune può naturalmente comportare dei momenti artistici a sfondo religioso (ad esempio, sul tema musicale: un concerto di musica sufi, di musica ebraica, di Gospel o una messa della passione di Bach) ma a condizione di rispettare equilibrio e diversità». Appoggiare invece espressioni «tradizionali» della fede è pericoloso e quindi il documento mette in guardia da «potenziali infrazioni della laïcité se si dà il proprio sostegno a manifestazioni considerate tradizionali (processioni, troménie, battesimi o benedizioni di navi…)».

VIETATO IL PRESEPE. Un simile documento poteva esimersi dal pronunciarsi sull’annoso problema dell’installazione su suolo pubblico di presepi per Natale? Ovviamente no. L’Amf ritiene dunque che «il presepe non sia compatibile con la laicità», anche se alcune sentenze di tribunali francesi hanno stabilito il contrario. Ma i sindaci di Francia si lamentano anche di questo e criticano una certa giurisprudenza che «non trovandosi d’accordo [sul tema] nuoce alla comprensione della laïcité». Ecco perché, dulcis in fundo, l’Amf interpella il ministro degli Interni, responsabile anche dei culti, per chiedergli un «chiarimento legislativo». Sarà la Francia il primo paese nella storia a vietare il presepe?

Foto Ansa

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