Madre o maestra? La Chiesa sia entrambe

Dopo un pronunciamento sulle benedizioni alle coppie gay, alcuni sacerdoti e il cardinale Schonborn hanno protestato. Una polemica assurda

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Caro direttore, in questa Settimana Santa sentiamo risuonare particolarmente provocanti le parole di Gesù, quando prega perché i suoi amici siano uniti, “perché il mondo creda”. Gesù, nelle Sue ultime drammatiche ore prima della crocifissione, non ha pregato per la nostra intelligenza, per la nostra onestà, per la nostra rettitudine e così via: ha pregato perché, innanzi tutto, i cristiani siano uniti, siano una cosa sola. Mi crea particolare tristezza e sconcerto il constatare che, anche in questi giorni, alcuni cristiani riescano a testimoniare non l’unità, ma una divisione che finisce con lo scandalizzare i più semplici nel popolo di Dio. La cosa appare tanto più grave se questo scandalo viene alimentato da chi dovrebbe condurre nella comunione proprio questo popolo di Dio, nel quale Cristo stesso continua a vivere. In questi casi, naturalmente, le penne di chi non ama la Chiesa intingono nell’inchiostro dello scandalo.

Mi riferisco, in particolare, a quanto sta succedendo a proposito della dichiarazione firmata dal competente dicastero del Vaticano a proposito dei rapporti tra le persone dello stesso sesso. Tale dichiarazione è molto ampia e puntigliosamente motivata, anche se tutti i mass media l’hanno sintetizzata nella frase “Il Vaticano vieta la benedizione delle unioni gay”.

I capricci del prete

Ebbene, a fronte di questo motivato pronunciamento, abbiamo sentito un vescovo (sic!) olandese dichiarare che si è vergognato nel leggere il testo del Vaticano. Dall’Olanda, oramai, c’è da aspettarsi di tutto e su tutti i fronti, ma mi sembra particolarmente grave che un vescovo cattolico osi pronunciare pubblicamente tali parole, che rompono clamorosamente l’unità della comunione con Roma.

Abbiamo sentito un parroco ligure, con un atteggiamento infantile, annunciare ai suoi parrocchiani che se non potrà benedire le coppie gay, allora non benedirà neppure i rami d’ulivo. Quel sacerdote dovrebbe sapere che una benedizione nel nome della Chiesa (come accade nella benedizione degli ulivi, atto liturgico in nome della fede della Chiesa) non è affidata ai capricci del prete, ma è un atto ministeriale su cui non si deve scherzare soprattutto in una omelia. Mi ricordo che da piccoli quando qualcuno credeva di avere ricevuto uno sgarbo diceva, imbronciato: “ed io non gioco più”. Ma intanto questo capriccio ha dato uno spettacolo di divisione dentro la Chiesa, naturalmente amplificato dai mass media.

La posizione di Schonborn

La vera sorpresa negativa è venuta, però, dal Card. Schonborn, arcivescovo di Vienna, il quale in sostanza ha detto al Corriere della Sera che “tutti i figli vanno benedetti”. E fa l’esempio di se stesso dicendo che sua mamma lo benedice ogni volta che esce di casa. Questo commovente esempio, però, mi permetto di dire che non ha nulla a che fare con la questione sollevata dal Vaticano.

È chiaro che ogni singola persona sia degna della benedizione del Signore, affinché la sua vita sia utile e gioiosa. Ma, nel nostro caso, si tratta di una questione totalmente diversa: si tratterebbe di “benedire” l’unione pubblica (qualunque ne sia la definizione giuridica) tra due persone dello stesso sesso. Benedire una tale unione significa anche dare un giudizio positivo sugli atti che necessariamente seguiranno all’unione formale.

Allora, ogni atto diventa un bene? Ma allora perché non benedire le coppie eterosessuali adultere? Capisco la preoccupazione pastorale di Schonborn di non ferire alcune persone, ma penso che non si possa superare questo problema pastorale affermando che, comunque, tutto va bene.

Nell’episodio evangelico dell’adultera che i farisei volevano lapidare, Gesù ha sconfitto da par suo il moralismo dei farisei, ma ha anche detto all’adultera di non peccare più, non condannandola, ma non benedicendola. Ha saputo distinguere i due aspetti.

La Chiesa madre e maestra

Nella Chiesa di oggi sta avvenendo questa divisione tra la problematica pastorale e quella della verità. Divisione assurda, tanto è vero che la Chiesa è stata definita come Mater et Magistra: madre affettuosa e compassionevole, ma nello stesso tempo maestra che non nasconde la verità. Una madre amorevole riesce a dire ai figli la verità sulla vita, altrimenti, alla fin fine non sarà neanche una brava madre.

Ma, ripeto, la cosa che più mi preoccupa in tutta questa vicenda è che venga offuscata l’unità della Chiesa, che è  comunione del cuore e della verità.

La testimonianza dei piccoli

A Cristo risorto chiederò quest’anno che aiuti tanti pastori  (e non solo) a smetterla di  scandalizzare il popolo cristiano, perché il Tempio da ricostruire (cit. Eliot) è la nostra comunione.

Parlando di queste cose, una cara amica, cresciuta dentro una sana esperienza di viva comunità cristiana, mi ha ricordato come, d’altra parte, nella Chiesa possiamo vedere la testimonianza di tanti pastori, piccoli e grandi, che dedicano tutta la propria vita a costruire, magari nel silenzio, l’unità dei cristiani, insegnando loro la verità professata dalla Chiesa e curando, nel contempo, le ferite materiali e spirituali che affliggono le donne e gli uomini di oggi. Questo umile lavoro quotidiano tiene salda la Chiesa nel tempo e nel Tempio. Tutte queste persone non escono sui giornali, ma sono i veri protagonisti nel Regno di Dio. Veri e santi costruttori di unità. E comunque, la Resurrezione di Cristo, di cui stiamo per fare memoria, ci garantisce che le tenebre non prevarranno. Buona Pasqua a te ed a tutti i tuoi lettori.

Peppino Zola

Foto Ansa