Gasparri: Il Pdl sostiene e sosterrà Formigoni

Intervista a Gasparri sull’attacco mediatico a Formigoni. E sul governo dice: «I professori ora sanno che fare politica è più difficile che scrivere libri».

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La Rai, le nomine e le ennesime discussioni sulle scelte dei membri del Consiglio di amministrazione sono gli argomenti che, come ogni volta, accendono gli animi della politica nazionale. La legge su viale Mazzini prende il nome dal senatore Maurizio Gasparri che rivendica la bontà della norma come già ampiamente ribadito dalle sentenze della Corte Costituzionale. Gasparri ironizza sul peso di certa stampa (un esempio a caso, Repubblica) nel fomentare «le campagne di odio», come sta accadendo ad un altro compagno di partito, Roberto Formigoni.

Senatore Gasparri, è in discussione il rinnovo del cda della Rai e alcuni quotidiani, oltre ai vostri avversari politici, si scagliano contro la legge che porta il suo nome, legge che indica il Parlamento quale l’organo adibito alla scelta dei consiglieri. Quali sarebbero le alternative?
Uno dei motivi di vita per giornali come Repubblica è scagliarsi contro Berlusconi o la legge Gasparri. Io, molto più modestamente rispetto all’ex premier, alimento le loro campagne di odio. Dovrebbero passarmi un vitalizio, non crede? Insomma, che avrebbero fatto senza di me? Torniamo alla Rai, se la si privatizzasse il sistema di scelta dei consiglieri andrebbe sicuramente cambiato, ma se continua a rimanere un’azienda pubblica i consiglieri vanno scelti dal Parlamento; lo confermano anche le sentenze della Corte Costituzionale. Carlo De Benedetti ha molti soldi, faccia qualche proposta di privatizzazione. Non me lo auguro, ma lo faccia. Il ruolo del Parlamento in questo caso va rispettato: la legge non può che essere applicata. Naturalmente, nel futuro si potrà discutere di tutto, ma l’agenda per ora è abbastanza fitta: economia, lavoro, riforme costituzionali, tagli ai costi della politica. Riformare la legge Gasparri non mi sembra una delle grandi urgenze del paese.

Una domanda sul Documento di economia e finanza (Def). Il Pdl lo sostiene, ma ha detto di non condividerlo. Che ne sarà?
Sul Def ci siamo espressi a favore di impegni che riguardano lo sviluppo che mi auguro siano rispettati. Non siamo contenti dell’operato del Governo fino ad ora, anche se abbiamo espresso ancora una volta un voto favorevole. Ma, con un documento, abbiamo posto delle condizioni. Il problema è che si naviga a vista, come navigano a vista anche i tecnici. Abbiamo verificato che non sono dei taumaturghi, ma persone che stanno imparando che la realtà è più complessa dello scrivere dei libri. Hanno capito che la politica non è un mestiere facile: li vedo con capelli più bianchi e facce più pallide.

Ha prima citato le “campagne di odio” di Repubblica. È il turno del presidente della Lombardia Formigoni, che idea si è fatto?
Formigoni ha sempre agito con grande efficacia e credo che non possa essere attaccato sul piano individuale. Formigoni ha sempre operato bene. Non si può difendere tutto quello che è successo, e anche Roberto – giustamente innervosito dal moltiplicarsi degli attacchi – qualche volta ha reagito in modo nervoso, ma questo è comprensibile. L’efficenza lombarda non si può negare, perché – a differenza di altre regioni – i soldi dei cittadini sono stati utilizzati in maniera proficua: è un dato che nessuno può negare. Questo è il giudizio politico su Formigoni.

Quindi pieno sostegno dal Pdl?
Il Pdl l’ha sostenuto, lo sostiene e lo sosterrà: ha l’appoggio di Alfano, La Russa e tutti quanti noi che stimiamo e apprezziamo un uomo politico tra i più solidi che ci sono nel centrodestra. Ne siamo convinti: Formigoni in termini di valori e contenuti ha sempre condiviso posizioni opportune e valide.

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