Il 2016 è finito e Tony Effe dovrebbe farci i conti
2016 per molti sotto i 30 anni è una parola dannatamente evocativa: in quell’incredibile anno della nostra adolescenza la trap arrivava in Italia e praticamente tutti i protagonisti di oggi pubblicavano il loro disco di esordio – Ghali, Tony Effe, Side Baby, Tedua e Rkomi tra gli altri. Son passati dieci anni e le cose sono cambiate: qualcuno è riuscito a evolversi e qualcun altro no. E nessuna delle due cose è per forza un bene. Nel sistema musicale italiano esiste una forza magnetica che ti porta verso il pop, verso il nazional-popolare, la copertina di Chi e le partecipazioni a Sanremo. Non è necessariamente un male (son cose poco interessanti ma che non fanno del male a nessuno, al massimo produci musica di merda).
Questa tendenza è tipicamente italiana. Chi ha fatto la storia della trap in America in quegli anni non insegue le hit estive: molti continuano a fare la stessa cosa di dieci o quindici anni fa (vedi Chief Keef o Gucci Mane), alcuni hanno scontato anni di carcere per reati commessi prima della fama (Young Thug, YNW Melly), e qualcun altro è morto. Non sono tutte belle storie, ma sono storie coerenti. E anche chi si è mosso verso suoni più globali e pop lo ha fatto cercando di mantenere una propria visione artistica, come Travis Scott o Post Malone per dirne due. In Italia non ce la facciamo.
La preferenza è una cosa seria.
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C’è però una cosa sola peggiore di chi si adatta al mercato senza pensarci due volte: farlo male. E farlo male significa, soprattutto, essere incoerenti. Questo è il problema di Tony Effe. Dopo aver fatto una figlia con l’influencer Giulia De Lellis e aver partecipato a Sanremo con un’imitazione sbiadita (e stonata) di Califano, è tornato in coppia con Side Baby – altro membro della fu Dark Polo Gang – per pubblicare il sequel del disco che fecero dieci anni fa: Crack Musica 2. Un disco deludente.
Soldi soldi soldi
Non solo perché suona finto, né perché i testi contengano delle oscenità – questo lo facevano anche nel 2016. Il problema è la profonda incoerenza del progetto, e di Tony Effe in particolare. Nel suo tentativo di mantenere il personaggio da duro, dice cose ancora più stupide e volgari della prima versione di Crack Musica. Ma se hai 35 anni, una figlia e i tanto aspirati soldi successo, quel personaggio non regge più: non puoi cucirti addosso il Tony Effe del 2016 come se il tempo non fosse passato.
Non chiedo di ascoltare degli spunti interessanti sulla nostra società quando mi approccio a Crack Musica 2 – decidendo di ascoltarlo so già bene o male cosa aspettarmi. Chiedo almeno coerenza. Ed è per questo che l’unico brano fatto solo da Side Baby è l’unica cosa che si salva dell’album: si chiama 7 giorni su 7, e oltre ad essere l’unico a suonare bene è anche l’occasione per Side di raccontare con semplicità quello che è adesso:
È da un po’ che non vado in studio con Luke (produttore, ndr.) veramente / È da un po’ che non mi piace fare ‘sta merda rap / Ma devo pagare scuola, le lezioni di danza
Semplice: mi sono rotto le scatole, ma i soldi per mandare mia figlia a scuola mi interessano. Non un tentativo di fare il maranza mentre i quarant’anni si avvicinano. E Side, a differenza di Tony, dallo scioglimento della Dark Polo Gang, non ha inseguito visibilità facile: ha fatto i suoi dischi, per i fatti suoi, facendo la stessa roba di sempre, senza stravolgere niente. Infatti Tony Effe ha stancato, ma Side Baby no. Il secondo ha accettato che il 2016, per quanto anno di gloria e pieno di ricordi meravigliosi, è stato dieci anni fa. Tony non ha ancora deciso dove collocarsi e diviso tra le copertine di gossip e la vita da criminale, diventa ogni giorno più ridicolo.
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