Sono tornato in pista e ho trovato squadre agguerrite, stadi penosi e i soliti deficienti

Siamo belli e trucidi. In serie A ci sono squadre agguerrite e spettacolari, ma in quanto a stadi siamo al primo posto per scomodità e numero di deficienti

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Sarà questa macaia da batosta (ahi Grifo, quest’anno solo un governo di larghe intese Mago Zurlì-Silvan-David Copperfield può salvarti dallo sprofondo), ma le prime due giornate di campionato mi inducono a una lettura sociale (e quindi negativa) della faccenda calcio. Insomma, le grandi, a parte il Milan a Verona, concentrato sul fondamentale passaggio in Champions, sono partite tutte come dei rulli.

Mi pare che la situazione sia questa: chi è ricco e forte lo sarà sempre di più, chi è povero e debole pure. Il divario tra chi ha e chi non ha si allargherà. Malgrado questo, almeno da noi c’è varietà, squadre agguerrite e spettacolari, come la Roma e la Fiorentina. In Francia, Spagna e Germania la questione è tutta tra due contendenti. O zuppa o pan bagnato. Il nostro è il torneo più incerto, con la mitica Premier League.

Detto questo, però, siamo decisamente all’ultimo posto come stadi e tifosi. Siamo belli e trucidi, purtroppo lo stereotipo con cui siamo universalmente riconosciuti si rivela ancora una volta sgradevole ma esatto. Infatti sono tornato in pista e ho ritrovato le  solite scomodità e i soliti deficienti. E io mi chiedo: ma perché non riusciamo mai a fare qualcosa di buono a 360 gradi? Ci manca sempre tanto così. I ricchi nei loro palchi vedono le partite belli comodi e i poveri, per arrivare a poggiare il culo su una scomoda seggiola, devono fare il giro del mondo.

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