Francia, rischia la denuncia il sindaco che non ha voluto sposare due lesbiche

Obiezione di coscienza di Marie-Claude Bompart, che si rifiuta di unire in matrimonio due donne. Non ha voluto neanche delegare un vice: sarebbe stato solo un modo per aggirare l’ostacolo.

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Fa notizia in Francia il no di un sindaco donna alla celebrazione di un matrimonio omosessuale. Accade a Bollène, comune del distretto di Vaucluse, non lontano da Avignone. Protagonista Marie-Claude Bompart, primo cittadino che ha detto no all’unione tra Angélique Leroux e Amadine Gilles, due giovani fidanzate intenzionate ad unirsi in base alla legge Taubira di recente approvazione. E il caso solleva tante domande rispetto alla libertà di coscienza di sindaci e funzionari comunali di fronte alle unioni tra persone dello stesso sesso.

«CONVINZIONI RELIGIOSE». Le due donne hanno promesso di fare ricorso al prefetto contro il no alla loro unione, ma la Bompart pare avere le idee chiare: il suo rifiuto non è alle persone, ma alla legge, e si basa su motivazioni religiose. «Ci ha spiegato che, pur rispettando le coppie omosessuali, non avrebbe potuto unirci in virtù delle sue convinzioni religiose», è quanto Angelique e Amadine hanno spiegato al giornale Dauphiné Libéré. Secondo quanto riporta la testata francese, il sindaco non avrebbe voluto nemmeno delegare un vice per adempiere il dovere: sarebbe stato, ha spiegato, soltanto un modo per aggirare l’ostacolo.

CASI SIMILI. Il no di Marie-Claude Bompart non è il primo rifiuto di un sindaco francese al matrimonio gay. Negli ultimi mesi già si sono presentate situazioni simili: fin dall’approvazione del testo voluto da Hollande un ampio fronte di primi cittadini transalpini si era pronunciato in merito.
«È vero, quando celebro le nozze sono il rappresentante dello Stato e conosco anche le sanzioni e le sospensioni, ma nulla mi farà cambiare idea», il sindaco del comune di Vienne Jacques Remiller si era espresso sintetizzando le posizioni di molti suoi colleghi.
Poche settimane dopo era toccato a Jean-Michel Colo opporsi ufficialmente per primo ad una richiesta di unione gay, ricevendo poi una denuncia dalla coppia gay cui aveva detto “no”: «Io ho una coscienza e un cuore, non posso sposare due persone omosessuali. La legge Taubira è illegittima, usurpa il termine matrimonio, e io non posso applicarla».
In tanti poi lamentano l’aspra risposta che rischia di colpire i sindaci che si rifiutano di celebrare queste unioni: «Sono sanzioni sproporzionate e illegittime», ha commentato la Bompard.

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •