Francia Sì Tav. I lavori per l’alta velocità sono “di pubblica utilità e urgenti”

Diversamente da quel che vorrebbe una certa retorica antitreno, la Francia conferma il suo favore all’alta velocità sulla direttiva Lione-Torino

Una notizia che fiaccherà un po’ gli entusiasmi del fronte No Tav, alle prese con le ultime propaggini dell’estate di lotta e con le sempre più forti polemiche sul nodo della violenza nell’opposizione all’opera, che ad un “ripensamento” d’oltralpe avevano confidato di crederci seriamente.

DI PUBBLICA UTILITA’ E URGENTI. Ieri, sulla Gazzetta Ufficiale francese, è stato pubblicato un decreto, a firma del primo ministro Jean-Marc Ayrault, che di fatto accelera l’iter. Nel testo, i lavori per realizzare un itinerario d’accesso al cantiere del tunnel della futura linea ad alta velocità LioneTorino sono definiti “di pubblica utilità e urgenti”. Gli interventi dovranno essere realizzati in alcuni comuni del dipartimento della Savoia (Montmélian, Francin, Avressieux e Saint-Jean-de-Maurienne), mentre entro quindici anni partiranno gli espropri dei terreni.
Per essere conformi ai lavori, sono stati anche modificati i piani regolatori dei Comuni interessati dal cantiere. Il testo del decreto legge prevede la riparazione dei danni alle aziende agricole nelle condizioni previste dal Codice rurale. Complice anche la lettura di un parere della Corte dei Conti francese dello scorso anno, in Val Susa, anche per l’obiettivo amplificarsi di posizioni critiche tra i “cugini d’oltralpe”, sembrava plausibile una posizione dilatoria rispetto alla realizzazione del nuovo collegamento ferroviario.

FRANCESI SI’ TAV. Il vicepresidente della Commissione Trasporti in Senato, Stefano Esposito (PD) ha dichiarato che “la decisione pone fine a tutti i dubbi circa la reale volontà del Governo francese rispetto alla realizzazione della Tav. Secondo la propaganda dei No Tav e dei ‘tecnici’ vicini al Movimento – continua il senatore Sì Tav – al di là delle Alpi sarebbe in corso un ripensamento sull’opera tanto da ipotizzare un rinvio dei lavori al 2030. Anche esperti seri come quelli dell’istituto Leoni sono recentemente caduti in questa trappola”.
La Francia, invece, evidenzia Esposito, “ha confermato di voler procedere e ha adottato strumenti normativi rapidi ed efficaci. Dimostrando che quando si è in presenza di un’infrastruttura di rilevanza europea non si può cedere di fronte a qualche Comune dissenziente né tanto meno di fronte a qualche centinaia di teppisti, provenienti da tutta Europa, che hanno fatto della Valle di Susa la loro palestra di lotta antagonista. La decisione francese conferma anche la bontà della scelta del Governo italiano di dichiarare l’area del cantiere di Chiomonte ‘sito strategico di interesse nazionale’, senza che ciò abbia comportato alcun tipo di militarizzazione del territorio come continuano a ripetere i No Tav. C’è da augurarsi che di fronte ai provvedimenti adottati oltralpe cessino le strumentali disquisizioni sulle reali intenzioni della Francia”.