Francia. Perché definire l’aborto un «diritto fondamentale delle donne» danneggia anche le donne

Il 26 novembre l’Assemblea nazionale francese è chiamata a votare una risoluzione per «riaffermare il diritto fondamentale all’aborto». La decisione avrà un impatto giuridico, psicologico e simbolico

Il 26 novembre l’Assemblea nazionale francese è chiamata a votare una risoluzione per «riaffermare il diritto fondamentale all’interruzione volontaria di gravidanza in Francia e in Europa». In particolare si vuole sottolineare «l’importanza del diritto fondamentale all’aborto per tutte le donne in Francia, in Europa e nel mondo» e ricordare che «il diritto universale delle donne a disporre del loro corpo liberamente è una condizione indispensabile per la costruzione dell’uguaglianza reale tra donne e uomini in una società progredita».

PROBLEMI GIURIDICI. Il termine “riaffermare” è ingannevole perché la legge francese non ha mai definito l’aborto come un “diritto”, tanto meno “fondamentale”. «Questa risoluzione avrà un impatto giuridico, psicologico e simbolico», scrive su Gènéthique Jean-Marie Le Méné, presidente della Fondation Jérôme Lejeune. Giuridico, perché «affermare che l’aborto è un diritto fondamentale è incompatibile con il codice civile francese (articolo 16) e con il codice della salute pubblica (articolo L.2211-1), che stabiliscono come principio fondamentale il rispetto dell’essere umano dal principio della sua vita. L’aborto [è permesso solo] in deroga a questo principio. (…) Se questa proposta di risoluzione sarà votata il 26 novembre prossimo, si otterranno un’inversione dei valori della Repubblica e un’impasse giuridica».

RISOLUZIONE CONTRO LE DONNE. Le conseguenze saranno gravi anche per le donne, continua Le Méné: «L’aborto è e “resterà un dramma” per le donne, secondo le parole della stessa Simon Veil (che ha legalizzato l’aborto nel 1975, ndr). La decisione di interrompere una gravidanza è una delle più difficili per una madre. Questo atto lascia dei segni, spesso profondi e traumatizzanti. La sofferenza delle donne che vivono un aborto deve essere accompagnata dai poteri pubblici». Ma «se si considera l’aborto come un diritto fondamentale, si nega alle donne il diritto di soffrire e di esprimere pubblicamente la loro sofferenza. (…) Il ruolo del legislatore non è quello di affermare un preteso diritto all’aborto ma di offrire alle donne delle alternative serie».

ABORTO COME DIRITTO. La risoluzione avrà infine un impatto simbolico: «Poiché la risoluzione rifletterà il parere di tutta l’Assemblea, darà un segnale all’opinione pubblica e potrebbe servire come leva per una nuova legge sull’aborto». Già l’ultima legge approvata in via definitiva nel 2014 di fatto ha reso l’interruzione volontaria di gravidanza un diritto, creando addirittura il «delitto di intralcio all’aborto». La pratica è stata poi così definita dall’allora ministro dei Diritti delle donne Najat Vallaud-Belkacem ma la dicitura “diritto fondamentale” non è mai stata inserita nero su bianco nella legge dello Stato. Questo è l’ultimo obiettivo del governo Hollande in materia.