Francia. «Ormai serve l’obiezione di coscienza anche per i notai»

I vescovi si scagliano contro la legge di bioetica voluta dal governo di Emmanuel Macron, che ha approvato la fabbricazione di bambini senza padre. La filiazione sarà sancita dai notai attraverso un contratto

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tratto dall’Osservatore Romano – «Nessun essere umano può trattare un altro come un oggetto»: lo ribadisce con forza il Consiglio permanente della Conferenza episcopale francese in un comunicato reso noto a pochi giorni dell’apertura delle discussioni in Senato sulla revisione delle leggi sulla bioetica, fortemente voluta dal presidente Macron. Lo scorso ottobre l’Assemblea nazionale aveva approvato la bozza con 359 voti favorevoli, 114 contrari e 72 astenuti. Nella loro dichiarazione i dieci membri del consiglio elencano, «allo stato attuale del progetto di legge», tre punti che «rischiano di portare la società francese verso delle contraddizioni insanabili» e che, «nel caso in cui venissero adottati definitivamente, sarebbero il segnale di un grave malinteso su cosa è l’etica, un malinteso che in mancanza di chiarimenti potrebbe essere considerato come incoscienza».

In primo luogo, i vescovi ritengono discutibile «sottomettere, come determina la legge, la nascita di un nuovo essere umano attraverso la procreazione medicalmente assistita a un “progetto parentale”». «Il potere così conferito ai genitori non corre il rischio di diventare assoluto? Come farà il progetto di legge per  esprimere il pieno riconoscimento del diritto del bambino che è “una persona”?», interrogano i presuli. «In effetti — affermano — stabilire dei criteri applicabili agli adulti che desiderano diventare genitori per autorizzare o meno di beneficiare delle tecniche della procreazione assistita non sarà una garanzia sufficiente per tener conto della dignità del bambino».

Inoltre, di fronte all’eventualità di «una legalizzazione della filiazione senza padre o discendenza paterna e di una maternità mediante una semplice dichiarazione di volontà, davanti al notaio, senza che la donna viva la gestazione», i presuli chiedono che sia prevista nel testo «la possibilità di ricorrere alla clausola dell’obiezione di coscienza per coloro che, come per esempio i notai, rifiuterebbero nel rispetto della propria coscienza di essere trascinati a controvoglia nella realizzazione dell’inverosimile».

In mancanza di una precisa indicazione del rispetto della coscienza individuale, temono, «si rischia di andare verso l’istituzione di una polizia del pensiero contraria alla nostra libertà democratica». Il terzo punto sollevato dall’episcopato riguarda l’estensione della diagnosi pre-impianto, che aprirebbe la strada a «una maggiore selezione di bambini non ancora nati», dando vita a una «eugenetica liberale». «Volere un bambino senza alcuna variante genetica — concludono — non è solo un’illusione, ma disumanizzerebbe anche la nostra umanità!».