«Non ha ucciso, ha accorciato l’agonia». Francia, caso Bonnemaison (esempio di come si mascheri oggi l’eutanasia)

Inizia il processo a un medico accusato di aver ucciso sette pazienti in cui si svela una grande ipocrisia. Le sue stesse parole sono state adoperate da Hollande per legalizzare la dolce morte

Il processo a Nicolas Bonnemaison è cominciato ieri e ha già cominciato a far discutere in Francia. L’ex medico d’urgenza dell’ospedale Bayonne è accusato di aver ucciso sette pazienti con l’eutanasia. L’uomo, che dal 2011 non può esercitare la professione e che è stato radiato dall’albo dei medici il 24 gennaio 2013, ha sempre ammesso di aver posto fine alle loro sofferenze e di averlo fatto per il loro bene.

«È UN BUON DOTTORE». La moglie di Bonnemaison, riporta il Le Monde, ha dichiarato quando è stata chiamata a testimoniare: «Nicolas non è un assassino, né un avvelenatore, ma un buon dottore. Non ha mai posto fine a una vita. Ha accorciato delle agonie». Come spesso avviene nei casi di eutanasia, molto si gioca sulle espressioni usate per definire il gesto: secondo il medico e la moglie si tratta di atti umani e compassionevoli, per le famiglie dei pazienti di omicidio.

«NON VOLEVO CHE SOFFRISSERO». Bonnemaison, che è sostenuto al processo da lobby pro eutanasia che hanno raccolto in suo favore 11 mila firme, prima di avvelenare i suoi pazienti in fin di vita non ha consultato né i diretti interessati, né le famiglie, né i loro medici «perché non volevo che [i medici] soffrissero nel prendere una simile decisione. Ecco perché ho agito da solo. Non volevo neanche che le famiglie si sentissero in colpa».

«NON MI BATTO PER L’EUTANASIA». Il presidente della Corte ha poi chiesto al dottore: «Lei ha ripetuto durante l’istruttoria di non essere un militante dell’eutanasia. Perché ha fatto questa precisazione?». Bonnemaison ha risposto: «L’eutanasia non è la mia battaglia. Il mio ruolo non è di precipitare un decesso né di liberare dei letti. Io voglio alleviare le sofferenze dei pazienti. Fare in modo che non soffrano più».

STESSE PAROLE DI HOLLANDE. Queste ultime dichiarazioni fanno specie: non solo perché sono le stesse ripetute dai sostenitori dell’eutanasia, che Bonnemaison dice di non aver voluto applicare, ma anche perché hanno lo stesso senso delle parole utilizzate da Hollande nello scorso gennaio, quando ha annunciato di voler legalizzare l’eutanasia approvando una «assistenza medicale per terminare la propria vita in modo degno». Dunque, gli stessi motivi che hanno portato Bonnemaison a rischiare l’ergastolo, potrebbero presto diventare criteri di legge.