In Francia arrestano chi manifesta contro le nozze gay. Svegliamoci o succederà anche qui

Se verrà introdotta in Italia l’aggravante dell’omofobia avremo procedimenti penali contro chiunque critichi l’omosessualità

Ricordiamo tutti, due mesi fa, il caso di un padre di famiglia a passeggio per i giardini del Lussemburgo con una felpa che riporta la scritta “Manif pour tous” e il disegno di una famigliola: viene fermato da poliziotti ed è costretto a togliere la felpa, «indumento contrario ai buoni costumi».

Il 16 giugno Nicolas Bernard-Buss, 23 anni, indossando la maglietta (pericolosa per la sicurezza nazionale) col logo della famiglia, manifesta contro la legge sul matrimonio gay con circa 1.500 persone davanti alla sede della tv M6, a Neully-sur-Seine, mentre il presidente Hollande partecipa a una trasmissione. Interviene la polizia, lo insegue, lo arresta e lo conduce in Tribunale, che lo processa per direttissima e lo condanna a quattro mesi di reclusione: in Francia, a pochi passi da casa nostra.

È il trailer del film che, se non ci svegliamo, vivremo non da spettatori, ma da protagonisti fra breve. Introdurre in Italia il riconoscimento delle unioni di fatto e l’aggravante dell’omofobia – un mix di leggi già pronto all’approvazione in Parlamento – vuol dire attribuire all’orientamento omosessuale non un valore in sé positivo, ma un valore maggiormente positivo rispetto ad altri motivi discriminatori non previsti dall’ordinamento. Vuol dire, quindi, rendere automatico l’avvio di procedimenti penali di fronte a qualsiasi giudizio critico, sul piano scientifico, etico ed educativo, dell’omosessualità, di fronte a qualsiasi posizione che sostenga la contrarietà al diritto naturale degli orientamenti sessuali diversi da quello eterosessuale: nei seminari, nei corsi di catechismo, nella preparazione al matrimonio, in convegni sul tema. Se sosteniamo che essere sessuati non è una questione di scelta, ma di natura, guardiamo alla sorte del ventitreenne Nicolas: se continuiamo a dormire sarà la nostra sorte.