Augusto e le sue donne


Nella collezione di Fondazione Sorgente Group di Valter Mainetti ampio spazio dedicato alle donne imperiali

Non solo i ritratti maschili sono protagonisti di mostre e studi scientifici, ma anche i volti delle illustri donne imperiali arricchiscono la collezione della Fondazione Sorgente Group, presieduta da Valter e Paola Mainetti, poiché le donne fin dall’antichità sono state al fianco di uomini potenti, protagoniste silenziose, ma spesso determinanti della storia, così come ancora oggi accade.

Nella Roma antica molti erano i limiti e le differenze di genere tra uomini e donne, diversi e lontani erano i diritti e i doveri, ma la Domina aveva un ruolo importantissimo nella società romana, soprattutto nella classe aristocratica e in particolar modo durante l’Impero. Purtroppo “usata” in matrimoni strategici, obbligata a condurre una vita segnata da doveri coniugali e familiari, ma al contempo degna e pronta a dover sostenere il peso di congiure e intrighi, o al contrario di vivere nei fasti e negli agi di corte, ma sempre presente nelle vicende politiche. Molte sono le donne della Gens giulio claudia che le fonti ricordano ed esaltano, e molte di loro hanno affiancato in modo determinante lo stesso Imperatore Augusto, che spesso cedette al carisma e fascino femminile sposandosi ben quattro volte. Ma soprattutto fu l’affetto familiare femminile a coinvolgerlo e a segnare nella gioia e nel dolore la sua vita.

La prima donna che sicuramente il giovane Ottaviano amò profondamente fu sua sorella Ottavia, nata nel 69 d.C., più grande di lui di sei anni, e descritta dalle fonti come bellissima, dai lineamenti delicati ed eleganti, ma dalla grande forza d’animo. Sposa di Claudio Marcello, visse tutto il periodo delle guerre civili e la sua vita fu alleviata dalla nascita di Marco Claudio Marcello, princeps designato alla successione imperiale. Ma presto rimase vedova nel 40 a.C. con tre figli da crescere e costretta a sposare Marco Antonio per volere dello stesso Augusto nell’obbiettivo di consolidare l’alleanza con il suo rivale politico. Da questa unione nacquero due figli, tra cui la splendida Antonia Minore, ricordata in molti ritratti di epoca imperiale con morbidi capelli raccolti da una conocchia alla nuca e trattenuti da un cercine di alloro sormontato da una corona come nell’esemplare della Fondazione Sorgente Group, che richiama la testa Ludovisi, conservata a Roma in Palazzo Altemps. Ella sposa di Druso Maggiore sarà madre di Germanico, designato alla successione imperiale e dell’Imperatore Claudio, che ne onorerà la memoria facendo innalzare immagini colossali di culto con la sua effigie. Ottavia, quindi, era la madre di due fanciulli che avrebbero segnato il destino della sua Gens e dell’Impero e per questo cercò sempre di mantenere saldo il suo matrimonio con grande senso del dovere, ma non fu degnamente ricompensata da Marco Antonio, che la tradì clamorosamente con la bella Cleopatra, scegliendo poi anche di togliersi la vita. Ma il dolore più violento che devastò la giovane donna fu la morte del suo amato figlio Marcello, il bellissimo giovane che Augusto aveva designato alla successione imperiale che morì prematuramente e in modo improvviso. Le fonti ci raccontano che non tolse mai più la veste a lutto e il dolore spense la sua bellezza. Lo stesso Virgilio nel libro IV dell’Eneide ci narra del suo dolore, che portava a farla svenire al solo sentir narrare di Marcello. Ottavia si spense nell’11 d.C. e l’amato fratello Ottaviano Augusto le dedicò un portico, detto Portico di Ottavia, oggi ancora conservato, dove erano presenti molte statue tra cui quella di Cornelia, madre dei Gracchi.

Augusto non poteva che scegliere per la sua amata e insieme discussa figlia Giulia come sposo proprio il giovane Marcello. Giulia era l’unica figlia di Augusto, nata dall’unione con Scribonia, poi subito respinta preferendo Livia come sposa. Fu educata con durezza affinché divenisse una vera aristocratica, imparò le arti tipiche delle matrone di epoca repubblicana, poté studiare con i migliori insegnanti e frequentò i letterati di corte come Orazio e Virgilio. Ma Giulia era anche bellissima, come dimostra un ritratto conservato nella Paola and Veronica Mainetti Collection a New York, attirando così le attenzioni degli uomini ed insieme la gelosia e la severità del padre, che per lei aveva progetti più grandi, poiché unica sua erede diretta. Così a 14 anni andò prima in sposa al cugino Marcello, risultando la coppia più bella e più celebre dell’Impero, carichi di speranze e aspettative. Dopo la morte prematura del giovane sposo, sarà costretta dopo pochi anni a sposare Agrippa, generale valoroso e preferito da Augusto. Nonostante i cinque figli, non fu un matrimonio felice: le fonti ci narrano che Giulia cominciò la sua vita dissoluta, caratterizzata da tradimenti, feste e sfarzo, “inquinata dalla lussuria”. Quando Agrippa morì, sempre su ordine di Augusto, Giulia andò in sposa al giovane Tiberio, ormai definitivamente designato alla successione imperiale, ma la situazione peggiorò ulteriormente. Con carattere determinato e orgoglioso, la giovane donna guardava con disprezzo il nuovo sposo non considerandolo degno del suo lignaggio e la sempre maggiore distanza dall’affetto paterno portò Giulia ad organizzare nel 2 a.C. con Iullo Antonio una congiura proprio contro Ottaviano. Augusto addolorato scoprì tutto e fu costretto ad una punizione esemplare che costrinse Iullo al suicidio e ad esiliare Giulia nell’isola di Ventotene con l’accusa di adulterio e tradimento. Giulia fu sempre amata da Augusto e le parole degli storici furono spesso eccessivamente inclementi con lei, costretta ad una vita di obblighi e doveri, troppo rigosi per il suo carattere forte e determinato.

Nessuno può togliere il merito a Giulia di aver dato alla luce i possibili eredi alla successione imperiale con discendenza diretta, Gaio e Lucio Cesari morti prematuramente giovanissimi, così come accadde ad Agrippa Postumo. Ma grande importanza avrà il ruolo di sua figlia Giulia Agrippina, che per volere di Augusto andò in sposa nel 5 d.C. a soli 19 anni a Germanico, figlio di Antonia Minore e designato alla successione imperiale dallo stesso Augusto. Anche lei di notevole bellezza viene raffigurata in opere scultoree, come il ritratto marmoreo dei Musei Capitolini a Roma, in coniazioni monetali e anche nello splendido cammeo in sardonica a tre strati conservato, conservati nella Paola and Veronica Mainetti Collection a New York. i due giovani si amarono moltissimo e la loro unione portò alla nascita di nove figli, uno dei quali fu il futuro imperatore Caligola. L’amore per il marito la portò ad accompagnarlo nelle imprese militari durante il comando delle legioni del Reno nel 14 d.C. e in Siria nel 18 d.C., rinunciando ai fasti a egli agi di corte. Sempre accanto all’imperatore era ugualmente rispettata anche dalle truppe e dal popolo romano. Alla morte di Germanico nel 19 d.C., probabilmente avvelenato da Gneo Pisone, mandato da Tiberio in Siria, Agrippina fu colpita da grande dolore e fu lei a riportare le ceneri in Italia per tributargli gli onori funebri. Iniziò così un rapporto difficilissimo con Tiberio, da lei disprezzato e non considerato nemmeno degno di essere al cospetto di colei che aveva sangue Giulio. Così Agrippina fu esiliata nell’isola di Ventotene, così come era toccato in sorte a Giulia, per il suo atteggiamento ostile nei confronti dell’imperatore e si lasciò morire di fame nel 33 d.C.

Affiancare uomini illustri e potenti non è mai stato facile per una donna, ma la determinazione, la forza e soprattutto l’intelligenza hanno dimostrato nella storia che il ruolo femminile fu determinante per l’equilibrio e la stabilità dell’imperium nelle due accezioni di domina e mater familias.

Valentina Nicolucci
Curatrice per l’Archeologia
Fondazione Sorgente Group