Fossi in Renzi, mi preoccuperei. Sulla nave Pd mormorano gli ammutinati del Bounty

Le sibilline dichiarazioni di Bersani e Bindi, i problemi sulle coperture. E poi Bruxelles e il passaggio in Senato. Quanto durerà il vento favorevole?

«Ho salvato il cervello per un pelo, non lo consegno adesso. Credo che Renzi debba ringraziare il gruppo, i deputati e le deputate che, nonostante i problemi molto seri e le obiezioni, hanno votato».

Credo che Matteo Renzi debba preoccuparsi. Infatti, come è noto, quel tale dal cervello salvato per un pelo e dei ringraziamenti esigiti con lo stile dell’esattore delle tasse, non è propriamente il segretario di un partito di opposizione. È proprio lui, l’ex segretario Pd, big della vecchia guardia Pci-Pds-Ds, il compagno piacentino Pier Luigi Bersani. Dietro il quale si intravvede la lunga fila degli stizziti.

Dalla pasionaria del furore per le mancate quote rosa in Italicum (una scusa, si sa, per ingrippare il motore dell’intesa con l’odiato Cavaliere). Alla “senatora” Anna Finocchiaro, siciliana focosa e tignosetta. Per non parlare, poi, di quelli del giro di Pippo Civati (non pervenuto durante il voto alla Camera per la nuova legge elettorale) e dei quali non resta che attendere l’epifania in sede di Laticlavio.

Insomma, nonostante il 10 e lode ricevuto dalla Camusso e gli applausi incassati per lo show sui 10 miliardi promessi a 10 milioni di lavoratori a basso reddito, c’è il serio rischio che il suo famoso “azzardo” Renzi se lo giochi tutto all’interno del suo stesso partito.

Dice niente, poi, che un importante magistrato democratico stia indagando per falso un certo Bruno Cavini, ex portavoce dello splendido Matteo? Fossi nel premier qualche pensierino un po’ meno euforico della conferenza stampa condotta a braccio e a suon di slide (mancava però in sottofondo la Valchiria di Wagner) me lo farei.

Settimana prossima l’Italicum entra in Senato. E rischia di non uscirci né benedetto né intatto. Settimana l’altra la bella ministra delle riforme dovrebbe cominciare a spiegare al famoso agnellone senatoriale che Pasqua è vicina e dunque si acconciasse a votare in fretta la propria soppressione onde far posto alla camera delle Regioni. C’è infine l’appuntamento con Bruxelles, dove Renzi dovrà vedersela con l’arcigno commissariato europeo che vorrà capire in quali pieghe di bilancio il nostro governo andrà a prendere i 10 miliardi di ben di Dio da distribuire al popolo, però senza sforare il 3 per cento del rapporto deficit/Pil.

Insomma, per adesso il vento è favorevole e il nostro simpatico capitano sembra sicuro del porto in cui vuole approdare. Bisognerà vedere – ed è questione di giorni – se poi l’equipaggio del Pd non farà come gli ammutinati del Bounty. Che per nostalgia di certi sollazzi polinesiani, a un certo punto della traversata del ritorno, buttarono il capitano a mare e volsero di nuovo le vele verso le isole delle schiavitù d’amore.