Formigoni presenta il suo ebook: «Per l’Italia non è ancora troppo tardi»

«Con Monti speravo in un periodo di tregua che potesse portare a riforme istituzionali necessarie. Ma non è ancora troppo tardi». Cosa ha detto il governatore lombardo ieri alla presentazione del suo libro “Il buon governo”

«Il governo tecnico è il migliore dei mali». L’esordio di Roberto Formigoni, all’interno di una gelateria di via Turati, a Milano, non può essere più provocatorio. Senza cravatta, in una stanzetta ingombra di microfoni e telecamere, il Celeste è a suo agio in compagnia di Vittorio Feltri, editorialista del Giornale e profondo conoscitore dell’atmosfera lombarda. La presentazione dell’ebook del governatore, “Il buon governo”, dà l’occasione a Feltri di porgli domande scomode e a tutto campo.

Su Monti: «Per le condizioni che si erano create, è stato necessario un passo indietro responsabile di Berlusconi. Monti garantiva ampia base parlamentare e la tranquillità dei mercati, cose che adesso non si presentano più. Le grandi speranze sono state deluse, e lo spread è risalito. C’è bisogno di provvedimenti in direzione della crescita». Cosa fare, allora, adesso che neppure l’aumento delle tasse ha portato a una diminuzione del cespite fiscale? Formigoni anticipa l’uscita di Monti a Berlino: «Si venda il patrimonio immobiliare dello Stato, si vendano quote delle aziende pubbliche non strategiche. E si faccia una vera spending review».

Sui fondi che l’Italia darà alla Spagna, attraverso la mediazione europea, il presidente lombardo lascia trasparire un certo fastidio, benché «adesso smontare l’Europa costerebbe più che tenerla». Qual è la soluzione? «Che la Banca Centrale Europea inizi ad essere l’unica banca europea a stampare moneta, come la Fed americana. Così si potrà far fronte agli attacchi speculativi dei poteri concorrenti internazionali. L’Europa è l’anello debole dell’economia globale, e l’Italia dell’economia europea».

Anche a riguardo della profonda crisi politica che ha colpito il Pdl, le opinioni del Celeste sono limpide. Scherza sulle percentuali di consenso nazionale – a Feltri che gli indica un 15 per cento di favore, lui risponde: «No, dai, siamo almeno al 20» – ma non manca l’autocritica: «Durante la seconda Repubblica, il Pdl non ha saputo fare le riforme sistemiche di cui l’Italia aveva bisogno. Una riforma sussidiaria, con meno tasse, meno Stato e più spazio per l’impresa. Questo, anche perché frenati dal bipolarismo conflittuale della sinistra. Con Monti speravo in un periodo di tregua che potesse portare a riforme istituzionali necessarie, che ancora navigano in acque torbide. Ma non è tardi per farle. Ne va della salvezza economica dell’Italia».