Formigoni: «Il nostro no alla decadenza di Berlusconi. Ora facciamo la riforma della giustizia»

L’intervento in aula al Senato dell’ex governatore lombardo, in cui chiede una riforma per «rendere giustizia all’ingiusta sentenza che oggi quest’Aula comminerà»

Pubblichiamo l’intervento in aula al Senato pronunciato ieri dal senatore Roberto Formigoni. Oltre a spiegare i motivi dell’opposizione alla decadenza di Silvio Berlusconi, l’ex governatore lombardo ha auspicato che ora si ponga mano alla riforma della giustizia, per «rendere giustizia all’ingiusta sentenza che oggi quest’Aula comminerà». Ieri sera, il vicepremier e ministro degli Interni, Angelino Alfano, durante una conferenza stampa, ha ripetuto le medesime parole. «Ora dobbiamo portare avanti la riforma della giustizia – ha detto -, il tema della giustizia non può e non deve uscire dall’agenda, è ineludibile. Insieme ai deputati e ai senatori del Nuovo centrodestra saremo il motore della riforma della giustizia. La nostra missione è di portare a termine la riforma entro i prossimi 12 mesi».

Signor Presidente, colleghi, ciascuno di noi senatori del Gruppo Nuovo Centrodestra voterà oggi convintamente contro la decadenza di Silvio Berlusconi.

Convintamente e con coscienza limpida, signor Presidente: questa è sempre stata la nostra posizione nel corso di questi mesi e lo è ancora oggi. Non siamo stati mossi da un pregiudizio ideologico, per dir così positivo, nei confronti del presidente Berlusconi quando eravamo nello stesso partito; non siamo mossi oggi da un pregiudizio ideologico per così dire negativo. Ne siamo intimamente e profondamente convinti; i motivi sono tanti e sono stati ben illustrati da altri colleghi prima di me e lo saranno dal nostro capogruppo Maurizio Sacconi in sede di dichiarazione di voto.

Io ne vorrei toccare uno solo. Colleghi della sinistra, del Partito Democratico e del Movimento 5 Stelle, voi avete sempre sostenuto che la decadenza di Berlusconi è in qualche modo un atto dovuto conseguente alla legge. Ci avete detto che la legge va rispettata e che si tratta di una pura applicazione della legge. Questo è l’argomento che abbiamo sentito ripetere anche da tantissimi vostri militanti in tante vostre assemblee, al netto della contrapposizione ideologica che vi ha sempre mosso nei confronti di Berlusconi e che, in alcuni, è diventata odio. La legge – dunque – va applicata. Figuriamoci se non siamo d’accordo: certo che bisogna applicare la legge, ma non un pregiudizio sulla legge. Le leggi che vanno applicate sono le legge certe, fondate, costituzionalmente corrette e inattacabili sul piano nazionale ed europeo.

Noi, e voi, oggi, non voteremo applicando una legge che abbia queste caratteristiche. I dubbi che sono stati sollevati sono innumerevoli: illustri costituzionalisti, non certo della nostra parte politica, lo hanno ripetutamente detto. Questa legge verrà applicata retroattivamente quando essa non contiene alcuna disposizione retroattiva, e l’assenza di questa disposizione la fa inapplicabile retroattivamente, anche al di là del fatto che la base del nostro ordinamento giuridico – una delle basi fondamentali – è che nessuna legge può stabilire la punizione per un reato che eventualmente sia stato commesso prima. Qui stiamo parlando di un reato che eventualmente è stato commesso nel 2004 e che voi pretendete di sanzionare con una legge approvata nel 2012.

Ma – ancora – come sapete bene questa è una legge a rischio di condanna e di sanzione dell’Unione europea. Sì, parlo di sanzione, perché se l’Unione europea ne vedesse l’irregolarità potrebbe anche comminare una sanzione: un danno economico al nostro Paese.

Avete respinto la saggia proposta di sospensiva del collega Pierferdinando Casini. Avete stabilito di votare a voto palese perché la Giunta così ha stabilito, anche se la Giunta l’ha stabilito in violazione e in contraddizione con il fondamento di tutte le legislazioni di ogni Paese democratico. Questi sono i motivi per cui il voto di oggi rischia di essere contraddittorio rispetto ad ogni base di un ordinamento democratico.

Voglio completare il mio intervento con un’ultima riflessione che riguardi il domani. Gentili colleghi, bisognerà pure che questo Parlamento si decida a por mano alla riforma della giustizia, a cambiare tutto ciò che non va nella giustizia italiana, compresi i temi della responsabilità civile dei magistrati, delle intercettazioni e della lunghezza dei processi. Sì, quella riforma della giustizia che nessuno è stato capace di fare in questi vent’anni, né centrodestra, né centrosinistra. È una colpa di noi tutti, della classe politica, perché è una delle cause della crisi del nostro Paese.

Porre mano alla riforma della giustizia significherà, per lo meno, seppure tardivamente, rendere giustizia all’ingiusta sentenza che oggi quest’Aula comminerà, ma dalla quale noi convintamente ci dissoceremo.