Formigoni = Cl = Cdo? Facciamo così: introduciamo il reato di associazione mafiosa di stampo ciellino

Repubblica, Corriere e il gran calderone di inchieste in cui si tira in ballo di tutto (pure il fratello di don Giussani). A questo punto sarebbe più facile mettere in galera tutti i ciellini

Cosa rende notiziabile, con titoloni di un certo effetto, la bella coincidenza che due diverse inchieste avviate dalla Procura di Milano giungono a conclusione praticamente lo stesso giorno, e così, una prende la via dell’anteprima su Repubblica, l’altra dell’esclusiva al Corriere della Sera?

Formigoni. Compagnia delle Opere. Comunione e Liberazione.
Quale nesso c’è tra questa triade oltre l’uso mediatico-giudiziario figurato (per esempio: Formigoni per Cdo; Cdo per Cl; Formigoni per Cl e Cdo) fatto dai due giornali che, da vent’anni a questa parte, baciano le mani ai procuratori, sposano senza batter ciglio le tesi accusatorie e, per completezza e correttezza di informazione a riguardo dei propri lettori, nemmeno si fanno sfiorare dall’ipotesi che in un processo neppure avviato, neppure in via di calendarizzazione, con imputati che neppure conoscono le carte delle accuse, vi possano essere anche degli innocenti? Addirittura!? Eppure. Quanti ne abbiamo visti in questi anni di processi conclusisi con le condanne sui giornali e le assoluzioni nei tribunali?!

Ripetiamo la domanda andando nel dettaglio: dunque, che nesso c’è tra Formigoni, Cdo, Cl e, stando all’anteprima giudiziaria di Repubblica di ieri, una società di autonoleggio che secondo l’accusa pagava mazzette per ottenere appalti pubblici; stando all’esclusiva del Corriere, Formigoni, ex Governatore di Lombardia, su cui piove una terza accusa di corruzione, non perché ha incassato lui delle tangenti, ma perché un imprenditore ha dato dei soldi a un politico “amico” di Formigoni, ha fatturato a un vicepresidente locale di Cdo e ha fatto donazioni a una scuola (che non è una discarica, ma una buona opera pubblica) di “amici” di Formigoni?

Nel primo caso narrato da Repubblica, il fatto che una sconosciuta società di autonoleggio (tale Kaleidos, anzi, «la potente Kaleidos») implicata in un’accusa di corruzione e turbativa d’asta risulti essere una delle 34 mila società affiliate alla Cdo e una o più persone in relazione con Kaleidos risultino avere il tesserino di appartenenza alla Fraternità di Comunione e Liberazione, sembrano elementi che giustificano un titolo sparato sulla Cdo e un articolo sparato su Cl. Forse per indurre l’idea che Kaleidos, Cdo e Cl siano tutt’uno con una spectre di stampo corrotto e malavitoso? La domanda è retorica, naturalmente.

Tant’è, si legge in un bell’inciso di Repubblica, nel caso Kaleidos ci sarebbe di mezzo anche «la società Sems – altra estensione di Comunione e Liberazione, visto che il presidente è Gaetano Giussani, fratello del fondatore don Luigi».
Come a dire, primo: che Samuele Renzi, fratello del più noto Matteo, «è un’estensione del Pd». E mia sorella, visto che il direttore qui sono io, «è un’estensione di Tempi».
Secondo: ma non vi scappa mai di ricordare che, secondo Costituzione, Codice e Stato di diritto, la responsabilità penale è sempre personale? E poi, Repubblica ha per caso verificato se nelle tasche degli indagati di Kaleidos c’è magari anche il tesserino di Esselunga o del Milan club o dell’Associazione cacciatori o di quant’altra associazione la cui “appartenenza” risulti riprovevole e sospetta?

E passiamo al violino giudiziario del Corriere della Sera. Innanzitutto, complimenti a Luigi Ferrarella, formidabile cronista che ancora una volta ha battuto tutti i colleghi e, nello stesso nanosecondo in cui i magistrati dell’accusa sostengono di aver depositato alle difese le conclusioni delle indagini, trova subito l’ago-intercettazione nel pagliaio di 55 faldoni per quasi 500 mila pagine di inchiesta. E lo pubblica in un bel titolone di cronaca.

Complimenti poi – e lo scrivo perché l’ho verificato personalmente – per aver anticipato la notizia anche ai più stretti interessati: gli accusati. Infatti, se Ferrarella scrive che quell’ago di intercettazione egli l’ha scoperto scartabellando seduta stante 55 faldoni e scorrendo in un nanosecondo quasi 500 mila pagine di inchiesta «adesso che gli atti sono stati depositati alle difese»… “Adesso” un bel corno. Visto che da un giro di telefonate alle difese, la mattina del 12 dicembre, giorno in cui sul Corriere Ferrarella scrive che «gli atti sono stati depositati alle difese», le difese non hanno ricevuto un bel niente.

Come la mettiamo? La mettiamo come al solito. Da vent’anni. Prima le carte arrivano ai giornali. Poi alla difesa. “Stato di diritto”? “Costituzione”? Non esageriamo. Quanto ai contenuti dell’accusa. Meno male che, giorni addietro (ma anche qui, da dove nasce la splendida intuizione se non dalla visione o narrazione delle carte giudiziarie?), lo stesso Ferrarella aveva scritto di «una ardita geometria tangentizia» a proposito della nuova accusa che stava per piovere su Formigoni. Ovvero, la costruzione di un capo di imputazione per “corruzione” sulla base di una tangente che Formigoni non avrebbe mai incassato, anche a giudizio dell’accusa, ma che a giudizio dell’accusa sarebbe stata indotta da un certa delibera regionale.

Sì, però la tangente chi l’avrebbe presa? Non Formigoni. E la donazione a una scuola è una tangente? Se anche per assurdo lo fosse, la scuola non è l’individuo “Formigoni”. Già. C’è l’intercettazione di quello che dice «c’è da dare a Formigoni». E allora? Ma se Formigoni non ha mai preso questa benedetta tangente, cosa fai: risali a tutto quello che è stato nell’orbita delle “amicizie” di Formigoni per accusare Formigoni di ogni atto (secondo il noto teorema della “geometria tangentizia”) compiuto da quelli che di Formigoni sono stati nell’”orbita” o sono stati “amici”? Vabbè, con quindicimila iscritti a Cl in Lombardia e 15 anni di delibere in cima al Pirellone di Lombardia ce n’è di che riempire le galere di tutta Italia. Dopo di che, bombardiamo le scuole e andiamocene tutti in Afghanistan.

Insomma, morale della storia, i casi sono due: o il parlamento introduce nella legislazione italiana il reato di “associazione mafiosa di stampo ciellino”. O i senatori che stanno facendo le notti per licenziare il ddl Scalfarotto fanno un emendamento contro la “ciellefobia”.