Fondo Nasko solo per le donne lombarde? Carugo (Ncd): «Ogni bambino ha diritto alla vita, non conta il colore della pelle»

Il consigliere regionale contro l’intenzione dell’assessore di aiutare solo le madri residenti da 5 anni in Lombardia. Paola Bonzi (Cav Mangiagalli): «Basta con queste critiche impastate di ideologia»

È in pericolo l’esistenza del Fondo Nasko, dal 2010 vero e proprio fiore all’occhiello delle politiche di aiuto alla vita in Lombardia e che da allora ha permesso di aiutare migliaia e migliaia di mamme a portare a termine la gravidanza. Nel 2013, per dire, sono stati 1.262 i beneficiari del fondo. Ma ora a metterne a repentaglio l’esistenza è la decisione, annunciata in giunta dall’assessore al Welfare della Regione, la leghista Maria Cristina Cantù, di voler «definire criteri più selettivi per l’accesso», ovvero di introdurre il requisito della residenza in Lombardia da almeno 5 anni per le madri. «Criteri» che, secondo Cantù, avrebbero il merito di «essere più rispondenti alle necessità dei cittadini lombardi, perché in 3 anni di sperimentazione abbiamo speso più di 18 milioni e il 75 per cento di questi soldi è finito a extracomunitari». Così, però, spiega a tempi.it il consigliere regionale di Ncd Stefano Carugo, «si impedirebbe all’80 per cento delle madri, che finora ne hanno usufruito, di poterlo fare e a 500 bambini di venire alla luce». Ancora più grave sarebbe poi l’impatto se il requisito della residenza in Lombardia venisse innalzato a 15 anni, come pubblicamente richiesto dal segretario della Lega Matteo Salvini.

IL COLORE DELLA PELLE NON CONTA. «Non importa se un bambino che nasce è bianco o nero, italiano, cingalese oppure marocchino, non importa il colore della pelle, ma quello che conta è che alla madre sia garantito il diritto di portare a termine la gravidanza, che il bambino possa nascere e così una vita in più sia salvata», prosegue Carugo, che a tempi.it assicura: «Daremo battaglia perché non vengano cambiate le regole, proprio come abbiamo fatto nel luglio scorso, quando abbiamo impedito che la dotazione di Nasko fosse dimezzata» dall’assessorato. A confortare Carugo circa le possibilità che i requisiti in base al quale i fondi sono stanziati non vengano cambiati è anche il fatto che «c’è un consenso bipartisan con le componenti cattoliche del Pd e anche alcuni consiglieri della Lega sono piuttosto imbarazzati. Scateneremo tutti».

Chi ha iniziato a far sentire la propria voce è il Centro di aiuto alla vita della clinica Mangiagalli di Milano, che da solo nel 2012 ha permesso che il 40 per cento dei fondi Nasko raggiungesse le madri che lì ne hanno fatto richiesta. Un impegno che è valso le critiche dell’assessore Cantù, quasi si trattasse di una colpa. «Noi facciamo gratuitamente un lavoro per conto di Regione Lombardia, permettendo che i fondi raggiungano le madri, che ne fanno richiesta», dichiara a tempi.it Paola Bonzi, anima del Cav Mangiagalli. «Non ci stiamo ad essere denigrati così dall’assessore; ci piacerebbe che il nostro impegno e il nostro lavoro di volontari fossero riconosciuti, invece di ricevere critiche impastate di ideologia». Ora il dibattito transiterà in commissione Sanità della giunta regionale, dove Carugo ha annunciato battaglia.