Flop M5S. Pirini: «Grillo paga quello che non ha fatto in parlamento»

La consigliera comunale di Forlì espulsa dal Movimento cinque stelle: «Il voto di febbraio chiedeva ai grillini un cambiamento. Loro si sono limitati a scaricare le colpe»

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Il Movimento cinque stelle ha registrato alle amministrative uno stop alla crescita di consensi. Raffaella Pirini, consigliera comunale a Forlì eletta con Grillo, è stata poi “bandita” da M5s nel 2012, con una lettera dei legali che assistono Grillo che diffidava lei e tutta la lista della sua città ad usare il simbolo dei Cinque stelle. Pirini a tempi.it spiega che «è un dato innegabile: c’è stato un crollo dei consensi».

Perché secondo lei?
Esistono diversi fattori. Non c’è dubbio che elezioni amministrative e politiche siano diverse, ma chi ha dato il voto al M5S a febbraio chiedeva un cambiamento che ha vistodeluso. Col suo 25 per cento il movimento di Grillo non è stato capace di fare adottare al Pd 4 o 5 punti del suo programma, votando in cambio la fiducia. Grillo poteva portare a casa una serie di riforme su lavoro e ambiente, in un sol colpo. Poteva chiedere, per esempio, l’inserimento dei centri di riciclo, una delle storiche battaglie del movimento. Invece M5s si è limitato a scaricare la colpa di ciò che non andava sugli altri. Governare significa rischiare, e invece qui si è preferito far saltare tutto.

Perché è stato espulsa? E perché oltre a lei è stata espulsa l’intera lista di Forlì?
Io, semplicemente, avevo cercato di difendere le persone trattate in modo ingiusto da Grillo e dal forum. Ho preso le difese diel consigliere regionale emiliano Andrea Defranceschi che aveva presentato una mozione al governatore regionale Vasco Errani chiedendo il salvataggio dell’Unità (si chiedeva di non lasciare a casa i lavoratori), e solo per questo fu attaccato e dileggiato da Grillo. Poi avevo difeso Federica Salsi dall’attacco sul famoso “punto g” a chi partecipava ai talk show. A quel punto, lo studio legale del Movimento ci ha contestato e revocato l’uso del logo Cinque stelle, affermando che la nostra lista civica era nata prima dell’M5s. La cosa strana è che nell’M5s ci sono ancora le liste di Reggio Emilia e di Cesena, nate come noi nel 2009. Ma loro non sono stati espulsi. Non so esattamente perché abbiano espulso tutto il gruppo forlivese, probabilmente perché è sempre stato coeso. In tutto hanno cacciato, in un solo colpo, 20 persone.

Lei, Tavolazzi, Favia, Salsi siete stata l’anima dei Cinque stelle in Emilia Romagna, ma anche i primi ad essere espulsi: c’erano anche posizioni comuni tra voi nelle critiche alla gestione del movimento?
Sì, quello che chiedevamo è un modo unico di comunicare e prendere decisioni condivise tra gli attivisti e i candidati. Grillo e Casaleggio hanno sempre preso le decisioni senza che venissero discusse, mentre veniva visto come antidemocratico il fatto che i consiglieri comunali o regionali si incontrassero nel loro territorio per dialogare. Non c’è democrazia reale nel gruppo: se Grillo e Casaleggio non si occupano delle politiche sul territorio non è perché lasciano liberi nelle scelte, ma perché si disinteressano.

Cosa ne pensa dell’attività svolta dalle elezioni ad oggi dal M5s in parlamento?
Oltre al fatto che si siano tirati fuori da un lavoro di squadra con il Pd, critico il fatto che il lavoro che è stato svolto sinora in aula è stato oscurato da diatribe minori, come le accuse ai giornalisti, quando per primo è lo stesso blog di Grillo a non comunicare quello che fanno i parlamentari.

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