Beati coloro che hanno visto la finale di Coppa d’Africa su Sportitalia

Di Piero Vietti
21 Gennaio 2026
Giocatori in fuga, asciugamani voodoo, cucchiai imbarazzanti. Senegal-Marocco è stata una delle partite più assurde degli ultimi anni. Non poteva che essere raccontata dal canale di Criscitiello
Tifosi del Senegal si disperano per un errore mentre seguono la finale di Coppa d'Africa tra la loro Nazionale e il Marocco in piazza a Dakar
Tifosi del Senegal seguono la finale di Coppa d'Africa tra la loro Nazionale e il Marocco in piazza a Dakar (foto Ansa)

«Tutto quello che è successo nella finale tra Senegal e Marocco non è forse neanche narrabile. Beati coloro che hanno visto e quelli che pur non avendo visto crederanno». Come spesso accade quando il pallone trascende il mero evento sportivo per precipitare nel romanzo, nella farsa e nel trash, la pagina Instagram La Ragione di Stato sintetizza alla perfezione il sentimento di chi osserva l’imprevedibile farsi realtà su un campo da calcio.

Succede che la Coppa d’Africa quest’anno è stata, come da tradizione, snobbata dal calciofilo medio così come da gran parte dell’informazione sportiva. Ora non ce ne vogliano i cultori della materia, ma è anche giusto così: non che una partita standard di Serie A offra tasso tecnico e spettacolo tanto migliori di un Sudan-Burkina Faso, ma il torneo tra Nazionali africane giocato in Marocco non era esattamente l’appuntamento più imperdibile dell’anno. Adesso tutti si fingono esperti ma siamo pronti a scommettere che prima di domenica sera molti appassionati di calcio sapessero a malapena che quel giorno si giocava la finale, e tra chi. Beati coloro che hanno visto e quelli che pur non avendo visto crederanno, appunto. Perché a leggere il giorno dopo i resoconti di Senegal-Marocco in effetti non ci si può credere. Ma noi, beati, abbiamo visto.

Una delle partite più assurde degli ultimi anni

La finale della Coppa d’Africa 2025 (che però si è giocata nel 2026) ci ha riconciliati col calcio, oggi troppo infighettito dal giochismo e dal fair play: pioggia biblica che cade dal cielo, schemi saltati dopo pochi minuti, balli sugli spalti, lacrime e psicodramma, arbitri incapaci o in malafede, sceneggiata dei giocatori senegalesi che abbandonano il campo dopo il gol regolare annullato a Sarr e il rigore molto generoso concesso al 90’ agli avversari mentre i loro tifosi invadono il campo e vengono ricacciati indietro dalla polizia – roba che in un contesto normale avrebbe portato alla vittoria a tavolino del Marocco e alla squalifica del Senegal per anni, ma qui è diventata una pantomima con Sadio Mané che ci mette un quarto d’ora a convincere i compagni a tornare in campo, e l’episodio viene raccontato come se fosse la scena di Al Pacino in Ogni maledetta domenica.

Poi c’è il cucchiaio inverecondo di Brahim Diaz parato facile da Mendy, il gol del decennio di Pape Gueye, la lotta a bordocampo tra portiere di riserva del Senegal e raccattapalle marocchini che vogliono rubare l’asciugamano di Mendy perché avrebbe un potere voodoo, la vittoria del Senegal contro i pronostici, altre lacrime, fischi dei tifosi marocchini a Diaz, Diaz che piange, Infantino scocciato all’idea di premiare il Senegal, telecronisti italiani impazziti che deducono dal risultato di questa partita che «in Italia c’è fame di calcio africano».

Il post partita della Coppa d’Africa su Sportitalia

Una partita così folle meritava un post-partita all’altezza. E dove se non su Sportitalia, il canale di cui è proprietario, direttore e conduttore Michele Criscitiello, giornalista che sembra astutamente fuoriuscito dall’epoca degli Aldo Biscardi e dei Maurizio Mosca e in studio mescola calciomercato e gnocca. La linea torna in studio dopo il fischio finale e l’apertura è una carrellata sulle tette forse infreddolite di Naomi Moschitta, conduttrice – come dire – procace che dà la parola agli ospiti in studio: l’ex terzino del Marocco e del Palermo Achraf Lazaar, che vorrebbe uccidere a mani nude Brahim Diaz ma dice che «il calcio è così», l’ex Marsiglia Ben Ousmane Thiaw, definito “consulente di mercato”, senegalese che finge sportività, l’africana Naomie Muteba in abiti tradizionali che interviene solo per spiegare come è vestita, il chirurgo plastico Benoit Menye (sic).

Gli ospiti nello studio di Sportitalia durante la finale di Coppa d'Africa. Da sinistra: Ben Ousmane Thiaw, Malu Mpasinkatu, Benoit Menye, Naomi Moschitta, Achraf Lazaar
Gli ospiti nello studio di Sportitalia durante la finale di Coppa d’Africa. Da sinistra: Ben Ousmane Thiaw, Malu Mpasinkatu, Benoit Menye, Naomi Moschitta, Achraf Lazaar. Nell’hashtag c’è un evidente refuso (foto dal profilo Instagram di Benoit Menye)

Malu Mpasinkatu e l’inviato al ristorante

Menzione speciale per Malu Claudio Mpasinkatu, storico giornalista congolese che da anni parla di calcio africano in tv e non solo, protagonista qualche settimana fa di un grottesco episodio, sempre su Sportitalia, quando durante il suo approfondimento sul torneo che stava iniziando la regia ha mandato in onda I Watussi come sottofondo – e quando lui ha fatto notare che forse era un po’ troppo gli ospiti in studio hanno iniziato a fare gag sul fatto che fosse «arrabbiato nero».

Menzione speciale perché Mpasinkatu, oltre alla competenza giornalistica espressa durante il commento, aveva il compito di normalizzare quello che stava succedendo in campo: impresa improba, visto il caos, eppure lui è riuscito a dire che «i fischi a Brahim Diaz sono fischi di tristezza», che «i tifosi marocchini gridano perché sono felici di aver partecipato a questo evento» e anzi stavano festeggiando anche loro con i senegalesi, ma soprattutto che «il calcio africano è anche donna». Stacco: la Moschitta dà la linea all’inviato da un ristorante senegalese a Roma dove ci sono solo uomini.

Il retroscena su Diaz e la finale sbagliata su TikTok

L’inviato prova a parlare ma non si sente nulla, il telespettatore medio di Sportitalia aspetta solo il rientro in studio e spera in una nuova carrellata, gli ospiti danno ormai per certo il retroscena di Diaz che sbaglia apposta il rigore «per evitare disordini pubblici», Diaz ha già prenotato venti sedute dallo psicoterapeuta, Lazaar rosica, il consulente di mercato gode, Menye dà appuntamento alla Moschitta, l’inviato al ristorante è sparito tra la folla degli avventori senegalesi, Mpasinkatu compare in studio e si siede con gli occhi tatticamente ad altezza carrellata.

Poche ore dopo Lele Adani farà i complimenti su X a Criscitiello per gli ascolti fatti, inizieranno a girare leggende sempre più incredibili su questa finale, il Marocco farà ricorso, si batterà ogni record di retorica sulla forza dei Leoni della Teranga e su Mané «capobranco», e si scoprirà che almeno 60.000 persone hanno seguito su TikTok la diretta della finale. Guardando una replica di quella del 2022, senza accorgersene. Beati noi che invece abbiamo visto quella giusta.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.