Fermo. «Chiediamo perdono per non aver saputo proteggere una giovane vita sfuggita al terrore»

Le parole di don Vinicio Albanesi, parroco a Fermo, sull’assassinio del profugo nigeriano Emmanuel Chidi Namdi

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«Faccio appello a tutti perché non ci sia nessuna reazione violenta. Da una parte abbiamo un immigrato morto, dall’altra un italiano che ha rovinato se stesso e la sua famiglia». Non vuole alimentare la tensione don Vinicio Albanesi, parroco a Fermo, presidente della comunità di Capodarco e fondazione Caritas in Veritate, che accoglie 124 migranti nel seminario. Tra questi c’erano anche il 36enne nigeriano Emmanuel Chidi Namdi, assassinato ieri, e sua moglie Chimiary.

«SCIMMIA AFRICANA». Amedeo Mancini, imprenditore agricolo della zona di 38 anni e ultrà della Fermana, è stato accusato di omicidio preterintenzionale. Secondo le prime ricostruzioni, dopo aver insultato la moglie di Emmanuel chiamandola «scimmia africana», ha pestato il marito che voleva difenderla con un palo fino a ucciderlo.

SCAMPATI A BOKO HARAM. Emmanuel e Chimiary erano scappati dalla Nigeria dopo che i terroristi islamici di Boko Haram avevano bruciato la chiesa della loro città uccidendo i genitori e una figlia. Erano sopravvissuti alla traversata del deserto, a quella del Mediterraneo e ai pestaggi dei trafficanti che avevano causato un aborto a Chimiary. Arrivati in Italia, avevano richiesto asilo e risedevano da otto mesi nel seminario. I due migranti si erano sposati con rito religioso a gennaio.

«ARROGANZA, RAZZISMO, STUPIDITÀ». Intervistato da diversi giornali italiani, don Vinicio ha dichiarato: «È un chiaro episodio di razzismo. Ci sono piccoli gruppi, qui in città, che non hanno una vera e propria ideologia ma hanno in testa un mix di arroganza, razzismo, stupidità. Quello che ha aggredito Emmanuel è uno che picchia tutti. Secondo me si tratta dello stesso giro che ha messo le bombe davanti alle chiese» di Fermo il 28 febbraio, il 13 aprile e il 22 maggio per «intimidire parroci e sacerdoti impegnati nel sociale, a fianco di emarginati, tossicodipendenti, migranti».

«CHIEDIAMO PERDONO». Il sacerdote ha anche aggiunto di essersi costituito parte civile nel processo, perché «non voglio che questo omicidio venga giudicato come una rissa di strada finita male». Infine si è rivolto a italiani e migranti: «Dobbiamo pregare e chiedere perdono per non aver saputo proteggere e accogliere una giovane vita, sfuggita al terrore per trovare poi la morte in Italia. Staremo vicino soprattutto ai nigeriani amici di Emmanuel, che sono abituati a combattere. Spiegheremo che con la violenza non si costruisce nessun futuro».

Foto Ansa

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