Feltri: Formigoni in carcere senza prove

Il commento del direttore di Libero sulla condanna dell’ex governatore della Lombardia: «Per lui una pena esagerata anche se fosse colpevole. E di questo non si vede la prova»

La prima pagina di Libero sulla condanna di Formigoni

Pubblichiamo di seguito il commento firmato per Libero dal direttore Vittorio Feltri in merito alla sentenza della Corte di cassazione che ieri sera ha confermato la condanna di Roberto Formigoni per corruzione.

Si impegnano allo scopo di spedire in carcere Formigoni, condannandolo a una pena esagerata, 5 anni e 10 mesi, che per un uomo di 71 anni è un mezzo ergastolo. Sarebbe troppo quand’anche fosse colpevole, però non ho capito dove stiano le prove della corruzione. Non gli hanno trovato una lira, gli rimproverano qualche giro in barca. Gli hanno imputato l’acquisto di una villa in Sardegna a prezzi di favore, ma chiunque di noi che ha provato a vendere una casa sa che il valore di un immobile è aleatorio, e l’incasso preventivato dai periti è quasi sempre il doppio della realtà di mercato: e a certificarlo sono le aste proprio dei Tribunali. In cambio di un paio di vacanze ai Caraibi, il Formiga avrebbe autorizzato sovvenzioni a cliniche private per l’acquisto di macchinari d’avanguardia. Nessuno ha potuto dimostrare che si sia trattato di un trattamento di favore. L’unica cosa sicura è che con lui la Regione Lombardia, di cui è stato governatore per quasi vent’anni, è diventata non in Italia ma in Europa la terra d’eccellenza della medicina: pubblica e privata non c’è differenza, in quanto ogni cittadino ha acquisito il diritto, grazie alla sua riforma, di scegliersi l’ospedale. Se fosse vivo Umberto Veronesi, confermerebbe. 

Se ci fosse bisogno di una prova a discolpa, peraltro ormai inutile, essa consiste nell’accanimento e nella voluttà con cui si è stabilito di appioppare proprio a lui, e – a memoria di archivio solo nel suo caso, il massimo dei massimi di quanto la legge prevede. Non basta. Nel frattempo, quasi ad Formigonum, il Parlamento, su pressione manettara dei grillini, ha stabilito che se il reato è la corruzione (e qui – ripeto – non se ne vede la prova) puoi essere entrato nella terza età, ma niente domiciliari, niente minestra da far sorbire ai vecchietti degli ospizi, esercizio con il cucchiaio in cui si esibì magnificamente Berlusconi. Per Formigoni niente vecchietti ma lucchetti: prigione, gattabuia, gabbio. Ci sono violentatori cui sono stati dati i domiciliari, i ladri romeni che si sono presi una schioppettata all’ennesimo furto hanno patteggiato dieci mesi con la condizionale. Ciononostante se una volta sei stato potente, vale la massima di Mao Tse Tung: bastona il cane che affoga. 

Lo si era capito da tempo che Formigoni era stato destinato alla galera. Mi era bastato osservare il corredo di fotografie e di filmati che sui giornali e in tivù hanno circostanziato le accuse, suggestionando il tribunale del popolo: il delitto di giacca arancione e di chiappa al vento sulla barca. Pessimi costumi, tali da escluderlo dal club della caccia, ma non crimini per cui includerlo nel circuito penitenziario. 

Immaginavo pertanto che la Cassazione non si sarebbe discostata dalla linea segnata dal Palazzo di Giustizia di Milano, eppure mi restava un margine di dubbio. Finché ho avuto la certezza assoluta di come sarebbe finita (male) la faccenda. È stato quando la Chiesa, a nome della Madonna, lo ha scaricato alla vigilia della udienza finale. È accaduto che il pro-rettore del Santuario di Caravaggio (provincia di Bergamo, ma diocesi – sottolineo da bergamasco – di Cremona) avendo saputo che privatamente, senza striscioni, un gruppo di amici di Formigoni aveva organizzato di andare a messa nella basilica dedicata a Santa Maria del Fonte, patrona della Lombardia, per chiederle soccorso in vista della sentenza, ha scomunicato l’iniziativa con tanto di comunicato ufficiale. Il senso? Qui si celebrano le Messe per i barconi, non per Formigoni. Che tristezza. 

Quando il cosiddetto Celeste, col manto della Vergine, era governatore della Lombardia i preti lo incensavano, e a ragione: aveva trovato la strada per sostenere le scuole cattoliche e gli oratori, mostrando come ciò fosse un guadagno perfino per i miscredenti. Probabilmente, se morisse, gli rifiuterebbero il funerale. 

Per quanto mi riguarda, se me lo lasceranno fare, gli porterò le arance in carcere. Poserei anche una corona di fiori in morte della giustizia. Non lo farò solo perché voglio bene a Formigoni, ma non al punto di condividere l’ora d’aria con lui per vilipendio della magistratura.