Farina, Lucio Magri: «Il punto non è l’ago, ma sapere che un amico è di più del niente»

Valentino Parlato del Manifesto ha cercato di convincerlo, ma non c’è riuscito. La giornalista del Tg3 gli ha domandato perché non lo lasciasse libero di andarsene. «Perché volevo tenerlo accanto a me». Anticipiamo l’articolo di Renato Farina in uscita su Tempi 49/2011, in edicola da domani

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Sono molto cattivo. Davanti alla morte di chi la vuole, la decide per conto suo, e la vuole carina, con delle belle lenzuola bianche, e perciò dignitosa. E dove starebbe la dignità? Nel fatto che la si deglutisce come un’aspirina, effervescente o liscia, a scelta dell’acquirente? Secondo Paolo Flores D’Arcais la dignità della morte sta nel fatto che la si sceglie, se ne è i padroni, e dunque dev’essere anche comoda, vicino a casa, con il medico a disposizione, l’assistenza dello Stato, forse anche il geometra che fornisce le misure della bara secondo il piano regolatore mortuario che senz’altro si dovrà fare, ma ci sarà un premio per chi sceglierà la cremazione, dato che si occupa meno spazio, purché sia a norma e non generi polveri sottili. Infatti, il verso di Orazio in cui l’uomo è definito «pulvis et humbra» è sottoposto al vincolo dell’ecologia, che stabilisce il tipo di polvere consentito.

Come si vede, il Diavolo della Tasmania è piuttosto acido, direi sarcastico. La notizia che agita il mio Avatar è quella del suicidio assistito di Lucio Magri, annunciato in esclusiva su Repubblica, con un racconto dell’aperitivo a base di Martini versato in perfetti calici a cono, per gli amici che aspettavano malinconici a Roma la telefonata fatale dalla Svizzera. Magri si era recato lì, per la terza volta, non essendo a posto con i moduli per l’eutanasia. Le parole più dolci e umane sono state pronunciate da Valentino Parlato. Erano comunisti tutt’e due. Parlato non ha accettato la “superbia” dell’amico che ha stabilito che non valeva la pena vivere questa amicizia e se n’è andato. Aveva perso la moglie, e il dolore di vivere era troppo.

Io penso che invece di dibattere sul diritto di scegliere la morte, sia più tremendo pensare al percorso umano di una delle persone più intelligenti di questi ultimi anni. Magri era una mente finissima. La sua scrittura era bella, difficile, dalla grammatica cristallina. Un po’ come tutti quelli del gruppo del Manifesto (Pintor, Caprara, Rossanda, Castellina, lo stesso Parlato). Parlato ha definito la decisione di Lucio “razionale”. La vita non ha senso, perché agitarsi nel deserto se non c’è acqua? Come Diavolo dovrei compiacermi. Sarà il fatto di frequentare questa umanità rompiscatole, ma mi commuovo. Vedere questo comunista, che ha giocato la sua vita sulla certezza che i meccanismi della storia generassero il regno della felicità; e che la classe, il collettivo, ovviamente guidato da un’avanguardia, fossero decisivi; e poi scoprire che non esiste più nulla di consistente, che tutto è vuoto, e non bastano i giochi intellettuali e quello degli scacchi, perché muore il tuo amore, la tua sposa… Tutta questa storia dice tanto di chi siano gli uomini e di che cosa abbiano bisogno: di non morire; e di qualcuno che dica, quando il cuore si gela: tu non morirai.

Hanno bisogno di amore. Parlato ha cercato di convincere Magri (li chiamo per cognome per rispetto), ma non c’è riuscito. La giornalista del Tg3 ha domandato perché insistesse tanto, e non lo lasciasse libero di andarsene. E Parlato ha risposto: «Perché volevo tenerlo accanto a me». 

Invece di disquisire sui permessi e sugli aghi per morire assistiti, a me piace l’idea che un amico sia qualcosa di più del niente, che l’affetto pudico dentro un’amicizia sia un segno potente che è per l’amore che siamo nati, e non possiamo voler morire se uno ci guarda commosso. Non è infinitamente più razionale, più umano, del viaggio in Svizzera con i moduli compilati e l’aperitivo per gli amici? Che senso aveva per loro l’aperitivo senza Lucio?

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