Eutanasia, per i cattolici è “meglio lasciare gli ospedali che chiudere gli occhi”

Intervista a fratel René Stockman, superiore generale dei Fratelli della Carità che in Belgio gestiscono strutture pro-eutanasia “scomunicate” dalla Congregazione per la Dottrina della fede

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Dopo tre anni di confronti (parecchi, sette) e scontri (molti), la Congregazione per la Dottrina della fede ha stabilito che «gli Ospedali psichiatrici gestiti dall’associazione Provincialat des Frères de la Charité asbl in Belgio non potranno più, d’ora innanzi, ritenersi enti cattolici». L’avere accettato la pratica dell’eutanasia nelle quindici strutture gestite dai Fratelli della Carità in Belgio non ha lasciato altra scelta al Vaticano. Fin dall’inizio il superiore generale della congregazione, fratel René Stockman, si era opposto al cedimento dei confratelli belgi alla mentalità secolare. Senza successo. “La perdita dell’identità cattolica per i nostri centri psichiatrici in Belgio è una situazione dolorosa per la Congregazione”, hanno scritto i Fratelli della Carità in un comunicato. Raggiunto all’indomani della notizia, Fratel Stockman commenta così con Tempi.it la decisione messa nero su bianco dal prefetto, cardinal Luis Francisco Ladaria Ferrer, e le sue conseguenze.

Fin dal 2017, da quando il board della società che gestiva gli ospedali dei Fratelli della Carità ha aperto all’eutanasia, era chiaro che il rischio fosse perdere la qualifica di ente cattolico. Era a questo che puntava la società? Volevano creare una spaccatura tra il Vaticano e i Fratelli della Carità?

No, erano convinti, e lo sono tuttora, che la loro visione sia corretta e non in contrasto con la dottrina della Chiesa. Sapevano benissimo che era possibile perdere lo status, ma dissero che per loro non era un problema.

È vero che il board era composto soprattutto da membri laici e che, come hanno scritto molti giornali, ai confratelli che hanno appoggiato la decisione non è stato poi rinnovato il mandato? È “normale” che una società che gestisce l’organizzazione di un ospedale nato da una congregazione religiosa sia composta soprattutto da laici?

Non vi è stato alcun cambiamento nel loro mandato. La decisione di non rinnovarlo a due dei quattro fratelli che compongono il consiglio di amministrazione è stata presa a livello di comunità religiosa.

In questi tre anni lei ha cercato di ragionare con i fratelli belgi e il consiglio dell’ospedale, essendo stato coinvolto personalmente nella controversia. Quali sono state le difficoltà più grandi?

È stato difficile fin dall’inizio, in particolare mi ha colpito la mancanza di disponibilità ad affrontare e chiarire gli argomenti. Il dialogo è stato molto difficile, persino impossibile, perché si sono rifiutati di entrare nel merito della questione, discutendo solo del contesto.

Quanti pazienti vengono curati nei vostri ospedali in Belgio? Qualcuno ha richiesto e ottenuto l’eutanasia?

Attualmente ci stiamo prendendo cura di circa 5.000 pazienti psichiatrici. Tra di loro c’è chi ha chiesto e ottenuto ottenuto l’eutanasia, ma non saprei dire quanti.

Quindi oggi il personale ospedaliero, medici e infermieri, sono obbligati a fare l’iniezione letale se richiesta?

Di fatto, sì.

Le vostre strutture sono famose nel mondo, siete i pionieri della cura ai malati mentali. Lei crede che quanto accaduto creerà un pericoloso precedente?

La situazione in Belgio è già molto grave su questi temi. Certo, questo è un nuovo passo nella direzione sbagliata. Il fatto che fino ad oggi la visione dei Fratelli della Carità fosse molto chiara aveva aiutato gli altri a una maggiore riflessione a riguardo.

Hai detto che adesso i Fratelli della Carità lasceranno i loro ospedali: come reagirà la gente comune?

Non ci sono più fratelli coinvolti nella cura dei pazienti, solo pochi e a livello di gestione. A loro verrà chiesto di lasciare la direzione.

Gli ospedali coinvolti nella vicenda si trovano all’interno degli edifici della vostra congregazione. Che cosa succederà?

La questione è ancora aperta: l’organizzazione sostiene che la proprietà non è più della Chiesa ma appartiene a loro. Diventerà una discussione difficile da risolvere tra diritto canonico e diritto civile.

La situazione è preoccupante: i cattolici e i religiosi sono costretti a lasciare gli ospedali e le cliniche che hanno fondato per amore di coscienza. Come possono i cristiani continuare a essere testimoni della fede in una società così secolarizzata?

Quando un ospedale non può più seguire la dottrina della Chiesa, allora deve prendere una posizione chiara e non chiamarsi più cattolico. È possibile che altri ospedali seguano e procedano allo stesso modo. Meglio essere chiari che chiudere gli occhi.

“La Congregazione non ha altra scelta che rimanere fedele al suo carisma di carità che non può essere riconciliato con la pratica dell’eutanasia sui pazienti psichiatrici”, recita la conclusione del comunicato uscito dopo la decisione della Congregazione per la Dottrina della Fede, in cui si ringraziano “tutti i fratelli, i membri dello staff e i collaboratori che hanno veramente dato il massimo in questa cura”. Resta una speranza, seppur fragile: “Che i pazienti psichiatrici possano continuare a trovare un ambiente sicuro e curativo, e che ogni energia possa continuare a essere dedicata a cure di alta qualità per tutti, compresi quelli che sembrano essere in una situazione senza speranza. Perché è proprio per questo che la Congregazione ha sempre fatto e continuerà a fare il massimo, partendo da ciò in cui crede, così da dare loro una nuova prospettiva nella vita”.

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