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febbraio 9, 2000 Tempi

Europinioni

Putin superstar:
commenti preoccupati della stampa europea…

Le elezioni presidenziali russe del 26 marzo si avvicinano a grandi passi, e con esse l’eventualità sempre più probabile che l’attuale presidente ad interim, Vladimir Putin, venga confermato dal voto che lo incoronerebbe signore della Russia per altri quattro anni. Da mesi i sondaggi sono tutti per lui. La stampa occidentale reagisce con analisi ansiose e ansiogene, ispirate da due fatti: l’inquietante passato da agente segreto di Putin e l’imperscrutabilità sia della sua personalità che dei suoi progetti politici. The Economist si fa portavoce delle preoccupazioni di tutti: “Arriva al potere dotato delle energie compresse di un riformatore sin qui frustrato, determinato a portare la Russia in Europa? C’è qualche indizio di ciò. Oppure il suo cuore è ancora nel paranoico, crudele, vecchio mondo dei servizi segreti sovietici della guerra fredda? Ci sono indizi anche di questo. O in realtà egli è il tipico esponente del Cremlino, un astuto gestore di potere nella nuova Russia abilissimo nel gioco duro e nel manovrare scandali? Anche questo è possibile. Ciascuna di queste tre facce potrebbe essere quella del vero Putin, e le altre due solo camuffamenti politici”.

Ma attorno a Putin c’è odore di zolfo anche per un’altra vicenda, che nessuno ha dimenticato: “Dopo le incursioni dei ribelli ceceni in Daghestan in estate, arrivarono una serie di attentati dinamitardi che fecero molti morti a Mosca. Quello fu l’inizio, non dimentichiamolo, dell’ascesa di Putin al potere e della sua popolarità. I responsabili di quelle bombe non sono mai stati scoperti. Fra i sospetti c’è quello stesso servizio di cui Putin è stato a capo, l’Fsb un tempo Kgb. Non c’è nessuna prova che lo colleghi alle bombe; tuttavia, considerati i grossi benefici che lui e i servizi segreti in generale hanno tratto da quelle tragedie, sarebbe stupido escludere completamente questa idea”.

…e pettegolezzi illuminanti dai settimanali russi Ovviamente la stampa russa non aiuta a sollevare il velo su questi misteri. Abbondano ricostruzioni edulcorate e ritratti condiscendenti. E tuttavia qualche dettaglio sulla personalità del nuovo uomo forte del Cremlino filtra attraverso gli articoli di gossip. Sul settimanale Argumenty i Fakty è apparso un articolo a sfondo biografico che sembra lanciare tra le righe messaggi precisi sulla personalità del leader. Stando all’inchiesta Vladimir Putin sarebbe 1) non troppo dotato intellettualmente; 2) più temerario che coraggioso; 3) donnaiolo dalla prima giovinezza; 4) uomo fortunato, baciato dalla sorte.

“Al corso per periti chimici -scrivono Marija Kakturskaja e Serghej Shakhidzhanjan- i voti di Putin non erano un gran che. Su una scala da 1 a 5, aveva 3 in chimica, fisica, algebra e geometria”. Poi una volta “Putin scommise che sarebbe stato capace di rimanere appeso con le mani all’esterno del balcone della scuola, al 4° piano, e vinse la scommessa… A lottare ha imparato in un cortile del vicolo Baskovy a Leningrado, dove ha trascorso l’infanzia. Quando frequentava il nono anno, uno della decima classe gli rifilò un calcio e divampò un litigio. Finite le lezioni, tutta la decima classe lo aspettava in istrada per il regolamento dei conti: il futuro presidente ad interim ne uscì vincitore” (Putin coltiva sin dall’adolescenza le tecniche del judo – ndr). “Fu sempre a scuola che Putin cominciò ad avere successo con le ragazze. Già dalla quinta classe si baciava con loro ovunque capitasse. Un giorno una sua compagna di classe, che lo amava non corrisposta, lo vide baciarsi con un’altra e lo denunciò alla capoclasse”. “Vladimir Putin è un uomo fortunato. Nel 1974 ha vinto alla lotteria “Zaporozhets”. E pare che molte cose nella sua vita accadano inaspettatamente: “Sono stato nominato direttore del Fsb (l’ex Kgb – ndr) del tutto inaspettatamente, e me lo hanno comunicato quando l’ordinanza era già firmata”, dice”. Magari, oltre alla buona sorte, c’entrano qualcosa le connection col clan Eltsin e con le forze armate…

Mazzette franco-tedesche:
ma Parigi non viene giù
Prosegue la caduta degli dèi su scala continentale: dopo quello del democristiano tedesco Kohl, anche il monumento del socialista francese Mitterrand è franato al suolo. E’ vero che le rivelazioni sull’utilizzo disinvolto dei fondi della Elf, la grande compagnia petrolifera di Stato francese, da parte dei dirigenti nominati dal defunto presidente emergevano puntualmente da cinque anni a questa parte. Ma che il denaro pubblico francese non avesse finanziato soltanto dittatori africani amici di Parigi, bensì pure la campagna elettorale del più importante leader politico europeo degli anni Ottanta, cioè Helmut Kohl, come ha scoperto pochi giorni fa il Financial Times, questa è una sorpresa che ha scioccato più di uno. Eppure nel caso francese non sembra funzionare il meccanismo del capro espiatorio, che in altri paesi europei ha concentrato sul capo della personalità politica più eminente (Craxi, Kohl) l’obrobbrio per la legalità infranta. L’approccio è decisamente diverso, come dimostrano le rivelazioni di Christine Deviers-Jouncour, La Putain de la Republique, come si è autodefinita in un libro il cui seguito è stato anticipato la settimana scorsa sulle pagine del settimanale Paris Match.. La Deviers-Jouncour, dirigente della Elf per alcuni anni grazie ai buoni uffici del suo protettore, l’ex ministro degli Esteri Roland Dumas, ha deciso due anni fa di vuotare il sacco per una ripicca sentimentale (o forse di natura più materiale) verso il suo antico amante. “Sin dalla sua creazione nel 1966 -scrive- il ruolo della Elf è stato non solo di garantire l’indipendenza energetica della Francia, ma di sovvenzionare i politici e di condurre missioni clandestine semi-ufficiali per conto dello Stato”. Nei soli quattro anni fra l’89 e il ’93, quando la compagnia era diretta da Loik Le Floch-Prigent, mitterrandiano di stretta osservanza, la malversazioni sarebbero oscillate fra i 3 e i 5 miliardi di franchi (900-1.500 miliardi di lire). Eppure la classe politica francese non è stata spazzata via come quella italiana. Chissà perché.

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