Tutte le promesse del volley italiano
Settimana di staffetta nella pallavolo. Il tempo di respirare qualche giorno e si passa da un Europeo all’altro: da quello femminile, conclusosi domenica, a quello maschile, che parte giovedì 10 per i colori azzurri. Le ragazze tornano dalla Turchia con una medaglia d’argento (festeggiata come si deve, tra l’altro, altro che certi calciatori…) che, a occhi disattenti, può apparire come un passo indietro rispetto a chi ha vinto Olimpiadi 2024 e Mondiale 2025. Ma che, in realtà, è una promessa di molte cose interessanti, in vista (ancora) del Mondiale, che torna l’anno prossimo con la nuova cadenza biennale, e dei Giochi 2028 a Los Angeles.
Questa è la certezza di Fabrizio Monari, telecronista di Dazn anch’egli chiamato a sdoppiarsi sul fronte europeo in questi giorni: «Abbiamo visto due cose in questa estate», dice a Tempi, «In Vnl le azzurre erano in assetto tipo, nel senso come impostazione di sestetto, ma con le titolari reduci da una lunga vacanza. Hanno perso per un soffio la semifinale con il Brasile, hanno vinto il bronzo, hanno dimostrato che l’assetto del Mondiale funziona. Ma le avversarie si sono avvicinate».
«L’Europeo», osserva Monari, «è stato invece altamente sperimentale, con la riproposizione di Antropova come schiacciatrice-ricevitrice. Un assetto che avrebbe potuto fallire, vedi la vittoria con un sofferto 3-1 con la Svezia ai quarti. Ma in semifinale e finale abbiamo visto un’Italia che ha giocato a tratti alla grandissima, anche meglio di quella che aveva conquistato i due ori. Velasco continuerà su questa strada, sempre che Antropova dia la propria disponibilità, anche se ci sono pochi dubbi. L’utilizzo di Kate è stata pure una necessità, poiché il nostro parco schiacciatrici ha subito in questi ultimi anni i due infortuni di De Gradi e quello di Omoruyi. E non dimentichiamoci di Nervini».
Dopo la sconfitta in finale con la Turchia, qualcuno ha accusato Velasco per i cambi: il consueto doppio ingresso in diagonale nel secondo set e il mancato utilizzo proprio di Nervini.
«Vero, ma il problema è che l’ingresso di Cambi-Adigwe stavolta non ha pagato e non è servito ad arginare la rimonta della Turchia. E anche Antropova ha avuto così meno respiro. Ma prendiamo proprio la squadra di Santarelli. Hanno scommesso sul cambio con Cebecioglu, brava ma un terno al lotto per mancanza di continuità. Stavolta ha funzionato».
Italia, Turchia e Brasile: sono le nazionali che detteranno i tempi al volley femminile?
«Il Brasile possiamo giudicarlo quando ci sarà Gabi, la sua giocatrice migliore. Un’assenza importante, come lo era stata l’anno scorso quello di Ana Cristina. Certo, oggi sono le tre squadre più forti, in attesa della Russia, che dalla prossima stagione torna con la Nazionale e tra due anni con i club».
In definitiva: dobbiamo essere contenti di questo argento?
«Sono cresciuto con il maschile che vinceva di continuo e poi ha smesso. Poi hanno cominciato le ragazze, prima di fermarsi per quindici anni. Se in un torneo stai in campo fino all’ultima giornata, quella delle finali, devi essere contento dei risultati che ottieni, sei un protagonista internazionale. C’era con noi in cabina Giovanni Guidetti, un tecnico che ha vinto qualcosina a livello internazionale e nazionale con i club (bastino le sette Champions League, per esempio ndr). In sintesi ha detto: “Se vinci un argento e un bronzo nell’anno in cui modifichi il gruppo, cambi modulo e hai un infortunio grave…”. Opinione mia: con la Turchia siamo anche stati vicini a imporci 3-0, fosse accaduto, sarebbe stato un segnale brutale per tutte le avversarie. E io sono convinto che presto questo avverrà. Antropova ha avuto una finale difficile, più in attacco che in ricezione, anche perché certi gesti non ti vengono naturali quando sei fuori ruolo. La più delusa era lei ma, ribadisco, è stato un esperimento riuscito».
Ci dobbiamo aspettare nuovi ingressi nel gruppo in vista Los Angeles?
«No. Se questa Nazionale sarà meno sfigata con gli infortuni, sarà matura per Los Angeles, con lo zoccolo duro intorno ai 30 anni: Danesi, Orro, Egonu e Sylla. L’età media considerata ideale è 29 anni, questo vuole dire: titolari esperte e riserve giovani, come sarà l’Italia».
E oggi tocca agli uomini, con il debutto suggestivo contro la Svezia nel campo allestito in piazza del Plebiscito a Napoli.
«Bisogna vedere come sta il nostro fuoriclasse, ovvero Michieletto, che ha avuto un problema serio alla schiena. Io spero che prevalga il desiderio di restituirlo alla piena padronanza dei mezzi fisici, a partire però dagli scontri diretti. Occorre prudenza e aver cura nei suoi confronti. L’Italia è forte, vale la semifinale. Le avversarie più dure sono la solita Polonia e la giovane Bulgaria dei fratelli Nikolov. In campo femminile è ancora difficile che la squadre di valore alto scalzino quelle di livello altissimo. Tra i ragazzi è invece più facile vacillare».
La preferenza è una cosa seria.
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