Inizia il Mondiale di basket femminile e, finalmente, c’è anche l’Italia
Un’assenza lunga 32 anni, altro che la Nazionale maschile di calcio… L’Italia torna a un Mondiale femminile di basket dopo l’ultima presenza datata 1994 quando, in Australia, le azzurre furono eliminate nel girone eliminatorio per la differenza canestri, dopo un arrivo a pari punti in testa con le padrone di casa e con la Cina. Un torneo in cui il quarto posto del 1975 è il migliore risultato in assoluto e dove l’obiettivo massimo, dal debutto con la Repubblica Ceca oggi, venerdì 4, appare oggi il passaggio del turno. Però…
«Siamo finiti in un girone terrificante», dice a Tempi Piero Guerrini, per lungo tempo firma del basket a Tuttosport e oggi direttore della rivista Superbasket, «visto che, oltre alle ceche, ci sono anche Stati Uniti e Cina. Ma l’importante era esserci, dando continuità al bronzo europeo dello scorso anno e riprendendo un filo interrottosi a metà anni Novanta, con la generazione di Mara Fullin e Catarina Pollini. Esserci è un onore».
Detto questo, che cosa potrà fare l’Italia e con quali carte?
«Sarebbe un grande risultato superare il girone eliminatorio, poi si vedrà. Abbiamo una squadra solida, con la leader Cecilia Zandalasini nel pieno della maturità. È la nostra stella, da una decina di anni presenza fissa nella Wnba, il campionato professionistico statunitense: ha una pulizia tecnica che ricorda Danilo Gallinari. Poi play di livello come Costanza Verona, che ha fatto una esperienza importante negli States, e Matilde Villa, recuperata dopo l’infortunio al legamento che le aveva impedito di partecipare all’Europeo. Le nostre lunghe Olbis Andrè e Lorela Cubaj sono toste. Tolte Viola e Mariella Santucci, vanno tutte verso i 30 anni. Sono esperte e questo sarà utile».
Un gruppo in cui ha svolto un ruolo importante Andrea Capobianco, tornato coach nel 2023
«Ha dato delle regole, con la capacità di farle rispettare e di farsi rispettare. Poi un ordine nel gioco e una gerarchia ben precisa al gruppo. Ed è stato intelligente nel capire le ragazze. Non è strano per chi viene dal maschile, visto che Riccardo Sales, il Barone, era già stato un eccellente coach fino al 2000. Se sei un bravo tecnico, non te ne frega niente se alleni ragazzi o ragazze. Guardate Julio Velasco… Piuttosto sarebbe il momento di vedere donne allenare gli uomini: ci aveva pensato Brescia, poi lasciò perdere per timore di polemiche. Detto questo, Capobianco ha impresso una svolta decisiva, soprattutto perché responsabile del settore tecnico femminile dove, a livello giovanile, andiamo quasi sempre a medaglia. E l’Italia al Mondiale, se passa il turno, diventa una squadra interessante: in pochi sanno difendere come noi».
Un’Italia in crescita come movimento (e anche stimolo per i colleghi maschi), ma squadre di club che non sono più dominanti come un tempo
«Tornando alle under, le nostre ragazze faticano quando si passa al professionismo. Anche perché il nostro campionato è molto indietro rispetto alle altre leghe europee, con perenni crisi economiche, tornei in cui il numero delle partecipanti è dispari, causa ritiri, e costi esorbitanti. Purtroppo il pubblico non c’è ed è un peccato, perché il basket femminile è molto godibile. I risultati possono però aiutare e anche il passaggio del Mondiale in tv».
Un torneo che, alla vigilia, ha una sola favorita
«Se gli Usa stanno bene, non c’è match. Le ragazze non sono come gli uomini: ricordate come la Francia ha fatto sudare gli Stati Uniti alla finale per l’oro olimpico a Parigi. Se le loro non si perdono in polemiche di genere, molto sentite da quelle parti, e se le giocatrici di colore non fanno muro contro quelle bianche, sono imbattibili. Hanno stelle come Paige Buckers e, soprattutto, Caitlin Clark che, nel femminile, ha fatto quanto proposto da Steph Curry nel maschile: ha spostato il tiro da 3 indietro di un metro e ha una tecnica raffinatissima. A Parigi non era stata convocata perché considerata ancora inesperta. In Germania sarà la giocatrice da seguire. Le alternative? Il Belgio e la Spagna, campione e vicecampione d’Europa, o la Francia, con otto giocatrici che arrivano dalla Wnba. Ma, ribadisco, non c’è nessuno come gli States, se giocano come sanno».
Un basket che, come succede nel calcio, è inevitabilmente diverso da quello maschile, ma comunque da non perdere
«È vero, saltano meno. È vero, schiacciano in poche. Ma oggi è molto più bello da vedere di un tempo. Il gioco fila via meno veloce rispetto al maschile, ma con una qualità assoluta, individuale e di squadra. Seguite con attenzione, come ho detto, la fase difensiva dell’Italia o il modo in cui aprono il campo per il tiro da 3 di Clark. Sarà divertente».
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