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Dall’hotel Gallia ai social. Il rito perduto del calciomercato

Di Sandro Bocchio
19 Agosto 2026
Presidenti, direttori sportivi, telefoni, telex e trattative all’ultimo minuto: una storia lunga settant’anni, trasformata dalla sentenza Bosman e dalla rivoluzione digitale
Scarpini appesi ad un gancio in uno spogliatoio
(foto Ansa)

Un rito che si ripete da una settantina di anni. Un appuntamento che possedeva un fascino popolare e che oggi, invece, risolve tutto freddamente online. Il calciomercato ha significato giorni di dirigenti colorati e coloriti, di incontri furtivi, di spiate, di sotterfugi per capire le intenzioni altrui (sia sportive sia giornalistiche), di luoghi fisici. Tutto questo non c'è più, azzerato da trattative al telefonino o al pc, da contratti che viaggiano via mail, dall'assenza di una struttura in cui tutti si ritrovavano - dalla Serie A alla C - per vivere una manciata di giorni frenetici e in cui, alla fine, si traevano primi bilanci e speranze, in attesa di intervenire in autunno per porre mano agli errori. Lanza di Trabia nella vasca, Viani e Mazza. E il Gallia diventò "il mercato" Un romanzo che comincia negli anni Cinquanta del '900 con tre personaggi altrettanto romanzeschi: il principe Raimondo Lanza di Trabia, Paolo Mazza e Giuseppe "Gipo" Viani. Il primo era il pittoresco presid...

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