L’Europa conferma la Tav. Ma gli antagonisti preparano un «novembre di lotta»

Mentre la Commissione europea ribadisce la strategicità dell’opera, i No Tav lanciano un appello «per una settimana di mobilitazione nazionale e di lotta»

Dopo le polemiche sul previsto innalzamento dei costi della tratta italiana (dai 2,9 miliardi ai 7 miliardi) e proprio mentre dal fronte No Tav si invita a un novembre di mobilitazione, dall’Europa giunge un’esplicita conferma della strategicità della nuova linea ferroviaria. «La Commissione europea sostiene pienamente il nuovo collegamento ferroviario Torino-Lione». Lo ha affermato ieri il coordinatore europeo per il Corridoio Mediterraneo, Laurens Jan Brinkhorst, che la definisce una «infrastruttura di grande importanza per tutta l’Europa. La domanda non è più se sarà realizzata, ma quando».

IL COSTO. Sul paventato aumento dei costi è comunque ancora desta l’attenzione anche di molti tra i fautori dell’opera. Il senatore democratico Stefano Esposito in testa, da sempre tra i più espliciti supporter della Tav, che si era spinto a sostenere che «se la cifra fosse confermata non indugerò un solo minuto a presentare una mozione parlamentare per chiedere l’interruzione dei lavori e la rinuncia». Anche se il coordinatore Brinkhorst sostiene che il costo attuale della galleria di base Torino-Lione – di 8,5 miliardi di euro (in euro costanti del 2010) – è cambiato poco dall’inizio del progetto, ed è paragonabile al costo di altri grandi trafori alpini, come ad esempio il tunnel Gottardo in Svizzera o il tunnel del Brennero in Austria.

I NO TAV. Sul fronte degli oppositori, intanto, il movimento No Tav lancia l’appello «per una settimana di mobilitazione nazionale e di lotta, da venerdì 14 novembre a sabato 22 novembre, ognuno nel proprio territorio». L’appello è stato diffuso, in questi giorni, attraverso i siti vicini ai trenocrociati. Una mobilitazione «contro le lobby, lo spreco di risorse pubbliche e la devastazione del territorio» e «per la tutela di casa, lavoro e salute».
Proprio il 14 novembre inizieranno le requisitorie della procura di Torino nel processo per terrorismo a quattro attivisti No Tav  («nel mese di novembre è prevista la richiesta di condanna – ricordano i militanti – e in dicembre la sentenza»). A gennaio, poi verrà, sarà la volta della la sentenza del Maxiprocesso ai 53 No Tav per i fatti del 27 giugno e 3 luglio 2011. Il movimento parla apertamente di criminalizzazione del dissenso, denunciando che «la Procura di Torino è in prima fila per creare un grave precedente in modo che tutte le lotte sociali vengano indagate come ipotesi criminali e diventi legale schiacciare le popolazioni». L’appello si chiude con la sollecitazione a «intensificare la mobilitazione sui territori dal 7 dicembre, fino al termine dei processi per dare una risposta adeguata alla repressione ed arrivare alla costruzione di una grande manifestazione nazionale per rivendicare la libertà di lottare e per decidere senza deleghe del nostro futuro! Il giorno della sentenza del processo – si avverte – daremo una risposta immediata in Val Susa e in tutti i territori».
Se per il coordinatore la domanda è “quando si realizzerà l’opera”, per molti, anche nelle Istituzioni, è “fin dove si spingerà il dissenso?”.