L’Europa non rimanga indifferente alla strage di cristiani a Lahore

Credo che il civilissimo Occidente dovrebbe interrogarsi sul fatto che oggi, su 100 persone che subiscono la violazione del diritto alla libertà religiosa, 75 siano cristiani

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È difficile, dopo il dolore e lo sconforto che ci hanno inflitto gli attentati di Bruxelles, dover tornare a fissare nelle nostre menti le immagini della strage di Lahore, in Pakistan. L’ennesimo attacco contro la minoranza cristiana che vive nel Paese asiatico. Un gesto vile, come ha ricordato il Santo Padre, che ha colpito soprattutto donne e bambini. L’attentato è stato rivendicato dai talebani, che hanno ammesso: «L’obiettivo erano i cristiani».

Credo che la civilissima Europa, il civilissimo Occidente, che spesso si strugge per un tonno ammazzato in maniera troppo barbara, dovrebbe interrogarsi sul fatto che oggi, su 100 persone che subiscono la violazione del diritto alla libertà religiosa, 75 siano cristiani. Ovvero che i cristiani siano i più perseguitati al mondo per la loro fede. Ogni anno ci sono 105 mila nuovi martiri cristiani a opera di terroristi islamici, fanatici indù, regimi comunisti di Corea del Nord, Cina, Vietnam.

È facile farsi coinvolgere maggiormente dai fatti di Bruxelles. I terroristi hanno colpito una città che conosciamo tutti, un luogo che anche chi non ha mai visitato può identificare con la propria città, con l’aeroporto e la metropolitana che frequenta abitualmente. Ma forse non è per questo che quanto avvenuto a Lahore fa meno impressione. Forse, per troppe persone, colpire i cristiani in un Paese lontano, non è una minaccia altrettanto vicina e immediatamente minacciosa.

Eppure l’ammissione dei talebani di voler colpire proprio i cristiani la rende una strage che colpisce comunque gli europei, anche quelli che non credono in Gesù. Abbiamo tutti ripetuto che, davanti alla ferocia del terrorismo islamico, l’Europa può reagire trovando quell’unità e quel senso di sé che fino ad oggi smarrito. L’Europa, quella vera, che trova un senso perché ha valori e identità da difendere, deve alzare la voce contro le persecuzioni dei cristiani. Può farlo l’Europa che rifiuta il richiamo alle proprie radici cristiane? Abbiamo il dovere di farlo. Il cristianesimo fa parte dell’essenza stessa della comunità europea. Dovrebbero comprenderlo anche tutti quelli che si fregiano delle mostrine di “veri europei” in quanto laici laicisti, dimostrando di non aver compreso nulla dell’Europa e nemmeno di uno dei motivi di particolare disprezzo degli islamisti nei confronti di questo Occidente: una società in cui non si è perso il valore delle cose, nella quale molti sembrano non credere più in nulla. È anche questo lo spettro agitato dai fondamentalisti nei confronti delle masse di fede musulmana che condividono la repulsione per un mondo dominato dal nichilismo.

Quando opponiamo l’elogio della libertà alle costrizioni sociali imposte dall’islam, pensiamo di ricorrere all’argomento più forte e invece è quello più debole. Perché il mondo musulmano vede l’occidente come il luogo dove libertà è poter fare tutto senza alcun limite. Invece è proprio nel senso di limitatezza dell’essere umano insista nel cristianesimo che origina l’idea di libertà che ha vivificato l’Europa e l’ha resa grande.

Queste considerazioni non investono solo chi ha il dono della fede. Chiediamo alle classi dirigenti d’Europa di risvegliarsi da questo mortifero torpore e capire che Lahore e Bruxelles pari sono.

Massimiliano Salini
Eurodeputato Forza Italia – PPE

Foto Ansa


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