«Estremista cristiano». Song, il cappellano cacciato da una prigione di Londra

Il carcere di Brixton è in mano agli estremisti islamici, che obbligano i detenuti a convertirsi e inneggiano all’Isis. Il pastore evangelico, dopo 19 anni di servizio, è stato accusato dall’imam della prigione e mandato via

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C’è una prigione a Londra dove gli estremisti islamici fanno il bello e il cattivo tempo. Terrorizzano gli altri detenuti, li costringono a convertirsi all’islam in cambio di «protezione», fanno apologia di terrorismo e perseguitano i cristiani. Tra i tanti che hanno fatto le spese dell’anarchia che vige nel carcere di Brixton, sud di Londra, c’è il reverendo Paul Song. Cacciato nel 2017 per «estremismo» dopo 19 anni di servizio nella cappellania, è stato messo sotto indagine. Dopo essere stato riabilitato ad agosto, il pastore è tornato a prestare servizio nella prigione, mentre l’imam del carcere che l’aveva falsamente accusato si è dimesso. Ma l’intera storia, che il reverendo ha confidato al Mail on Sunday, merita di essere raccontata dal principio.

L’ARRIVO DELL’IMAM. Song si è trasferito in Gran Bretagna dalla Corea del Sud 26 anni fa e ha cominciato dopo poco tempo a prestare servizio nel carcere londinese. Tutto si è sempre svolto nel migliore dei modi fino al 2015, quando la direzione ha nominato l’imam Mohammed Yusuf Ahmed a capo della cappellania. «L’agenda estremista dell’imam è stata chiara fin dal principio», racconta il reverendo, subito criticato per un insegnamento della Bibbia giudicato «troppo radicale» ed «estremo».

«MOLTI INNEGGIANO ALL’ISIS». «I miei corsi», racconta, «sono molto semplici, tutte le chiese del mondo li usano. L’imam non ha mai voluto spiegarmi in che cosa consistesse il mio “estremismo”. Io non facevo che parlare del messaggio di misericordia e grazia contenuto nella Bibbia». Dopo l’arrivo dell’imam, gli estremisti islamici cominciarono a interrompere le sue lezioni: un pomeriggio tre detenuti fecero irruzione nella cappella per elogiare gli assassini di Lee Rigby, il soldato ucciso a Londra nel 2013 da due jihadisti, sostenendo che avevano fatto bene.  «Esprimersi in quel modo in un luogo di preghiera è osceno», commenta il reverendo. «Molte altre lezioni sono state interrotte così. Alcuni inneggiavano esplicitamente allo Stato islamico».

CONVERSIONI FORZATE. In generale, continua, nella prigione gli estremisti islamici la fanno da padroni. Si riuniscono in bande per aggredire gli altri detenuti e intimidirli, costringendoli a convertirsi all’islam per ottenere protezione. Una protezione giudicata da molti detenuti «fondamentale, vista l’assenza di un numero sufficiente di guardie» a garanzia della sicurezza. Al suo passaggio gli gridavano «Allahu Akbar» e lo chiamavano «cristiano pazzo» o «muso giallo». Una volta arrivarono anche a percuoterlo alla testa mentre si trovava di spalle. «Hanno cercato anche di convertirmi all’islam».

CRISTIANI IMPAURITI. Alla fine, l’imam proibì a Song di utilizzare la cappella per tenere i suoi incontri, che erano frequentati anche da 80 detenuti. Così, il reverendo cominciò a riunire i cristiani per pregare in una cella comune. Ma quando l’imam «lo venne a sapere si infuriò e cercò di intimidirmi gridandomi di andarmene». Il pastore non avrebbe mai creduto di trovare «così tanto odio verso l’Inghilterra, il governo e l’esercito in una prigione. È spaventoso. Molti volontari cristiani se ne vanno e lasciano il lavoro perché impauriti. Pochissimi sono rimasti».

LE ACCUSE E LA RIABILITAZIONE. Nel 2017, il pastore evangelico ricevette una lettera da Graham Horlock, il funzionario incaricato di ridurre gli abusi in carcere, nella quale lo informava dell’esistenza di accuse a suo carico: aver chiamato un detenuto «terrorista» e aver minacciato l’imam. Per questo era stato «rimosso dal servizio in modo permanente e con effetto immediato». Song si è così rivolto al Christian Legal Centre, che dopo un anno di azioni legali è riuscito a farlo scagionare completamente da ogni accusa. L’imam, invece, è stato sospeso dal servizio per motivi diversi dalla disputa con Song.

«IMPENSABILE IN INGHILTERRA». Ora il pastore evangelico è già pronto per riprendere i suoi corsi: «È stato un periodo molto difficili ma sono contento che sia stata fatta giustizia» e che centinaia di detenuti abbiano testimoniato a suo favore. «Non avrei immaginato però che cose del genere potessero succedere in Inghilterra».

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