Esproprio proletario nel market dove lavora la moglie del senatore grillino. I No Tav si dissociano

È accaduto a Bussoleno durante la marcia contro il supertreno. Così ai trenocrociati è toccato sconfessare le azioni di alcuni manifestanti

La dissociazione è un genere poco praticato all’interno del movimento No Tav. Solitamente, nei comunicati, la violenza è sempre provocata oppure frutto delle fantasie dei media. Questa volta, anche per evitare un autogol d’immagine non da poco, ai trenocrociati tocca sconfessare le azioni di una parte dei partecipanti alla manifestazione del 23 marzo. Anche se, di fronte ad altre segnalazioni di danni e violenze, la reazione è lo sberleffo.

Andiamo con ordine.

A Bussoleno, meta della marcia dello scorso sabato, un gruppo di manifestanti, ha dato l’assalto al locale Carrefour, rievocando i per nulla rimpianti fasti della “spesa proletaria” tanto in auge negli anni ’70. Ironia del destino vuole che tra i dipendenti del supermarket ci sia anche la moglie del neosenatore grillino (e storico esponente No Tav) Marco Scibona. Il supermercato è stato costretto alla chiusura anticipata. A qualche giorno dall’accaduto ha deciso di diramare una comunicazione molto dura. “Abbiamo dovuto chiudere – scrive la proprietà – a causa delle continue ruberie ed insulti verbali messi in atto da appartenenti all’area No Tav. Ci scusiamo con la nostra abituale clientele, ma il clima di intimidazione e minaccia, oltre al grave danno economico, ci hanno convinto della necessità di una chiusura anticipata. Non avremmo mai pensato di dover affrontare un simile degrado sociale e culturale. Alcuni gruppi entravano nel punto vendita per adoperarsi nel cosiddetto ‘esproprio proletario’, causando un notevole danno alla nostra società ed ai dipendenti”. Raccontati i fatti, la chiamata in causa dei leader. “Ci chiediamo – continua il comunicato – dove fossero i capi e gli esponenti del movimento che più e più volte ci hanno rassicurato circa l’intento pacifico delle manifestazioni. Noi abbiamo sempre rispettato tutti i punti di vista. Questo non è stato apprezzato e non siamo stati tutelati. Non potremmo mai più tollerale un simile clima di minaccia e di paura, speriamo che tutte le persone oneste possano comprendere il nostro profondo rammarico. Non vogliamo rimborsi, non vogliamo scuse. Vogliamo rispetto per noi e per le ragazze che per noi lavorano. Vogliamo una risposta dal movimento No Tav  o dal loro silenzio potremmo solo dedurre la loro collusione con i facinorosi”.

La risposta è giunta. Chi si sono resi protagonisti di questi comportamenti, scrivono in una nota i No Tav, “non può definirsi No Tav o portare questa bandiera. Chi ha compiuto questo gesto può solo essere allontanato dal movimento. Non ha capito nulla. Non solo per il gesto in sé, ma per l’arroganza e la prepotenza con il quale è stato compiuto riteniamo non gradite in questa terra e nella nostra lotta queste persone. In particolare a Bussoleno, paese simbolo della lotta No Tav, non possiamo neanche lontanamente pensare che questi tristi episodi si ripetano e invitiamo pertanto chi si fosse macchiato di questa infamia a non calpestare più questa terra”.

Spiace che non ci sia, c’è chi fa notare in Valle, alcun invito ad una denuncia dei responsabili e alla collaborazione nell’identificazione dei responsabili.

La dissociazione è sicuramente un fatto nuovo, ma rispetto ad altre “denunce” e segnalazioni di comportamenti violenti o discutibili, la risposta è sempre il dileggio. La consigliera comunale del Pdl a Vaie, Laura Melis comunica attraverso Facebook, sul suo profilo ed in alcuni interventi, che “sabato sono salita, in occasione della visita dei parlamentari, al cantiere di Chiomonte. Ritornato al parcheggio ho dovuto constatare che la mia auto era stata rigata. Evidentemente qualcuno mi aveva riconosciuto ed individuando la mia vettura ha ritenuto di doverla danneggiare. Proprio al cantiere avevo richiamato alcuni No Tav perché si esprimevano in modo irriguardoso rispetto ad Antonio Manganelli, di cui proprio sabato si tenevano i funerali, ed ai poliziotti presenti al cantiere”. In risposta a questa segnalazione, da esponenti del movimento, “sono stata apostrofata in malo modo. Alludendo al fatto che potrebbero essere stati ipotetiche mogli di miei amanti i responsabili e, riferendosi alle mie origini sarde, accostandomi alle capre. Io, anche se nel piccolo di un Comune e dai banchi della minoranza, sono una rappresentate dei cittadini e con senso delle istituzioni mi interesso a quando accade nella Valle. Una Valle in cui, evidentemente, c’è troppo odio”.

Tira una brutta aria, altro che il vigoroso vento della protesta e della riscossa. Attendesi dissociazioni.