Letta: «Governo di servizio al paese. Riforme, lavoro e Europa (ma no alla troppa austerity)

Napolitano affida l’incarico a Enrico Letta che ha spiegato che il paese ha bisogno di un nuovo esecutivo ma che questo «non dovrà nascere per forza»

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha dato incarico all’onorevole Enrico Letta (Pd) di formare un governo. In conferenza stampa al Quirinale, Letta ha spiegato di sentire molto la responsabilità («sono sorpreso») per questo impegno che ha descritto come difficile e fragile. Letta ha definito il suo un «governo di servizio al paese» che «non dovrà nascere per forza». Non ha fatto nomi sui ministri ma ha insistito sul fatto che è necessario che l’Italia abbia un esecutivo e che esso deve occuparsi innanzitutto dell’emergenza lavoro e delle piccole e medie imprese. Poi ha parlato di alcune riforme (diminuzione numero parlamentari, cambio della legge elettorale, cambio del bicameralismo perfetto) e della necessità di rimanere ancorati all’Europa, pur chiedendo un cambio di rotta rispetto alla «troppa austerity».
Dopo Letta ha parlato il presidente Napolitano che si è detto «soddisfatto e sereno» per la scelta di un politico che, pur giovane, ha la necessaria esperienza. Napolitano ha rinnovato a tutti l’invito alla massima coesione.

Chi è Enrico Letta? Pisano, ha alle spalle un percorso umano e formativo all’insegna dell’Europa. Dall’infanzia a Strasburgo – dove frequenta la scuola dell’obbligo – alla laurea in Diritto internazionale all’Università di Pisa. Sempre a Pisa consegue il dottorato di ricerca in Diritto delle comunità europee alla Scuola Superiore “S. Anna”. A 25 anni è presidente dei Giovani del Partito Popolare europeo. Nel 1990 conosce Beniamino Andreatta e diventa ricercatore dell’Arel, l’Agenzia di ricerche e legislazione di cui e’ segretario generale dal 1993. Nello stesso anno il primo contatto con le istituzioni. Segue infatti Andreatta, come capo della sua segreteria, al Ministero degli Esteri, nel governo Ciampi. Proprio Ciampi lo chiama nel 1996 al Ministero del Tesoro come segretario generale del Comitato per l’euro.

Nel Governo D’Alema (1989) fu il più giovane ministro della storia repubblicana Dal gennaio 1997 al novembre 1998 è vicesegretario del Partito popolare italiano. Nel novembre del 1998, con il primo governo D’Alema, diventa a 32 anni ministro per le Politiche Comunitarie. È il più giovane ministro della storia repubblicana e batte Andreotti, ministro a 35 anni. Nel 2000 è ministro dell’Industria, Commercio e Artigianato nel secondo governo D’Alema. Incarico che conserva, con il governo Amato, per il quale è anche ministro del Commercio con l’Estero fino al 2001. Nel 2001 diventa deputato per la prima volta e s’iscrive alla Margherita. Nel giugno 2004 rassegna le dimissioni dalla Camera e, da capolista dell’Ulivo, viene eletto deputato europeo per la circoscrizione Italia Nord-Est (circa 173.000 voti). Nella XV Legislatura torna deputato della Repubblica italiana e tra il 17 maggio 2006 e l’8 maggio 2008 è sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri nel governo Prodi. Nel 2007 si candida alla segreteria del neonato Partito democratico ottenendo, con le primarie del 14 ottobre, oltre l’11% dei consensi (391.775 voti).

Nel 2009, in occasione del Congresso del Partito democratico, decide di appoggiare Pier Luigi Bersani e la mozione che lo sostiene. Il 9 novembre 2009 – dopo le primarie che eleggono Bersani segretario nazionale – viene nominato dall’Assemblea nazionale, ad amplissima maggioranza, vicesegretario unico del Partito Democratico. Alle elezioni politiche del 2013 è capolista del Partito Democratico alla Camera dei Deputati nelle Marche e in Campania.