Eni lancia l’allarme gas in Libia: «Impianto sotto attacco»

L’ad Paolo Scaroni: «Mellitah è sotto assedio di manifestanti da una settimana, si rischia lo stop all’import di gas». Ma Snam Rete Gas nel pomeriggio conferma che i volumi di gas nella rete restano ancora regolari

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Stamattina l’impianto di Mellitah del gasdotto Greenstream, in Libia, è stato attaccato da alcuni manifestanti che lo hanno assediato: tuttavia la situazione è sotto controllo e i flussi di gas dovrebbero rimanere regolari per l’Italia. L’allarme è stato dato oggi dall’amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni a Radio1: «Proprio in queste ore – aveva spiegato Scaroni – il terminal di Mellitah, da cui parte il gasdotto che raggiunge la Sicilia, è sotto attacco da parte di manifestanti che ci stanno spingendo a chiudere completamente le esportazioni verso l’Italia».

SITUAZIONE SOTTO CONTROLLO. Dopo questo preoccupante allarme, però, sono arrivate le prime rassicurazioni: secondo fonti in loco del Corriere della Sera la situazione sarebbe “ampiamente sotto controllo e le proteste si sono placate, nelle ultime ore. Pertanto assicurano le fonti che la produzione resta attiva”. La notizia è stata confermata ufficialmente da Snam alle 15.10, quando ha pubblicato sul proprio sito i dati sui volumi di gas nella rete. Nonostante l’attacco dei manifestanti Snam Rete Gas stima di ricevere oggi dalla Libia 12,7 milioni di metri cubi di gas, esattamente come programmato.

I MANIFESTANTI. Le proteste in Libia vanno avanti da circa una settimana e sono messe in atto da membri dell’etnia amazigh, che hanno organizzato sit in e manifestazioni proprio davanti l’impianto di Mellitah, per ottenere dallo Stato libico i diritti di lingua e di cultura riconosciuti alle minoranze etniche dalla Costituzione (oltre agli amazigh anche i più noti tuareg e i toubou). L’impianto di Mellitah è di importanza strategica per Libia e Italia: è gestito da una società mista Eni-Libia, e fornisce al nostro Paese 17 milioni di metri cubi di gas in media ogni giorno, attraverso Greenstream. Per questo Scaroni si è detto preoccupato, stamattina, sul futuro dell’impianto: «Al presente soffriamo la situazione di disordine perché la Libia è il primo paese in cui operiamo. Da lì arriva circa il 15 per cento dei nostri idrocarburi e soffriamo anche la situazione in Nigeria che sta attraversando un momento di grande difficoltà dal punto di vista dell’ordine pubblico».

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