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Elogio del silenzio che sa educare molto meglio di mille parole

Di Fabio Cavallari
26 Settembre 2025
In fondo l’educazione vera non è un accumulo, ma una liberazione. Quando il superfluo cade, ciò che resta è nudo, vulnerabile, impossibile da ignorare. È lì che l’essenziale si rivela
La foto ritrae un anziano artigiano che assiste un bambino mentre lavora l'argilla su un tornio da vasaio. L'uomo anziano, con una folta barba bianca e un grembiule da lavoro, osserva il bambino con attenzione e gentilezza. Il bambino, concentrato, ha le mani immerse nell'argilla. Lo sfondo mostra degli scaffali pieni di manufatti di ceramica e vasi di terracotta
(Foto di Vitaly Gariev su Unsplash)

Lo sanno i pescatori, quando al mattino presto escono in mare e lasciano che il rumore dell’acqua prenda il posto del parlare. Lo sanno i contadini, quando osservano il campo dopo la semina e attendono, senza dire, che la vita faccia il suo lavoro invisibile. Lo sanno le madri, quando vegliano i figli malati e capiscono che c’è un amore che non ha bisogno di essere pronunciato per essere compreso. Lo sanno i maestri, quando davanti a una domanda lasciano che la classe resti in attesa, perché la risposta non deve sempre arrivare da chi insegna, ma da chi impara a cercarla. Il silenzio è la più antica forma di fiducia. Fiducia che l’altro resti, anche se non lo chiami. Che il seme germogli, anche se non lo guardi. Che il dolore si plachi, anche se non lo nomini. È il contrario della smania di riempire, che nasce dalla paura che, senza parola, qualcosa si perda per sempre. Benjamin avrebbe detto che il silenzio è il luogo in cui la storia si arresta un istante, sospende la sua corsa, per ...

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