Elezioni 2013, si torna all’usato garantito. «L’unico innovatore è stato Renzi, che però ha perso»

Intervista a Claudio Velardi che giudica le prime mosse mediatiche di Berlusconi, Bersani e Monti. «La competizione si manterrà nel solco della tradizionale contrapposizione Berlusconi-antiberlusconismo»

«Avevano dato Berlusconi per morto e, invece, è tornato alla carica». E ora, le prossime, saranno le elezioni dell’«eterno ritorno», proprio come è stato nel 2006 con Prodi: a partire dalla campagna elettorale che sarà, ancora una volta, ingessata dalla «tradizionale contrapposizione Berlusconi-antiberlusconismo». Bersani, che ha scelto uno slogan «vuoto e generico» è stato lui stesso a proporsi come «l’usato garantito». Mentre Monti «non ha nessun interesse a metterci la faccia». A parlare è Claudio Velardi, socio fondatore di Reti, agenzia di comunicazione, pubbliche relazioni e media, che a tempi.it dice: «Parliamoci chiaro: l’unica novità degli ultimi mesi, in termini di comunicazione politica, è stato Renzi, che è stato sconfitto». E «i nostri politici non sanno usare internet», «si limitano a usarlo come un amplificatore». Ma poco male, perché l’Italia è «un paese declinante che fa campagne elettorali tradizionali». Non ci credete? Chiedete a Santoro: «Il vero tema, nel prossimo mese, sarà (sempre che ci sarà) il confronto televisivo Bersani-Berlusconi».

Monti ha svelato i primi manifesti della sua lista: «L’Italia che sale» è lo slogan, ma, almeno per ora, non ha voluto “metterci la faccia”. Come lo giudica?
Monti non ha nessun interesse a metterci la faccia perché è a capo di un’alleanza complessa, dove ci sono anche Casini e Fini; non c’era motivo per farlo, ma sono dettagli. Io personalmente non mi soffermerei sui particolari di chi ci mette il nome e non la faccia o, viceversa, come Bersani, ci mette la faccia e non il nome.

Perché? Cosa reputa più importante?
Perché queste sono le elezioni dell’“eterno ritorno”: tutti avevano dato Berlusconi per morto e, invece, è tornato alla carica. Ciò significa che la competizione elettorale si manterrà nel solco della tradizionale contrapposizione Berlusconi-antiberlusconismo, proprio come è stato già nel 2006 con Prodi: anche allora doveva essere “l’anno della svolta”, ma così non è stato e non lo sarà nemmeno quest’anno. I centristi verranno schiacciati come allora, anche se – va detto – Monti quest’anno è più forte.

Bersani ha scelto come slogan «L’Italia giusta»; Pdl e Lega, invece, tuonano con «aboliremo l’Imu» (per le politiche) e «il 75 per cento delle tasse in Lombardia» (per le regionali). Chi vincerà?
Va da sé che uno slogan diretto ha un impatto più forte, poi bisogna verificare se è credibile: è da vedere. Ed è vero che «L’Italia giusta» è uno slogan generico e vuoto. Bersani, dal canto suo, però, è già il vincitore annunciato e può condurre questa breve campagna elettorale “di default”; anche se, qualora i toni dovessero farsi più aggressivi, rischierebbe di trovarsi un po’ in secondo piano, senza frecce nel suo arco. D’altronde è stato lui a volersi proporre come l’«usato garantito».

A proposito di aggressività, Grillo che fine ha fatto?
Grillo gioca fuori dal campo degli altri e questo potrebbe essere un vantaggio. Adesso è un po’ scomparso, però potrebbe trarre vantaggio proprio dal fatto che lui è una forza antisistema in un contesto in cui, per le ragioni che ho detto, il sistema è bloccato.

Si parla tanto del ruolo di internet nelle competizioni elettorali ma finora “l’evento” è stato in televisione con Berlusconi da Santoro. Lei cosa ne pensa?
Nell’epoca dell’“eterno ritorno”, ritorna anche la tv. Il vero tema, nel prossimo mese, sarà (sempre che ci sarà) il confronto televisivo Bersani-Berlusconi e come Monti deciderà di intervenire. La verità, poi, è che nessuno tra i nostri politici sa usare internet: tutti si limitano ad utilizzarlo come un semplice amplificatore delle proprie posizioni. Siamo un paese declinante che fa campagne elettorali tradizionali.

Pessimista?
No, non è pessimismo, è la realtà. L’altro giorno in macchina vedevo una serie di cartelli di sei metri per tre e mi domandavo chi mai potesse sentirsi rappresentato da slogan totalmente autoreferenziali di politici lontani. Parliamoci chiaro: l’unica novità degli ultimi mesi, in termini di comunicazione politica, è stato Renzi, che è stato sconfitto.