Egitto, testimone: «Copti e musulmani vogliono vivere insieme in pace»

Parla Rachele, studentessa italiana al Cairo: «La casa in cui stavamo studiando domenica si affacciava proprio sulla strada del corteo, abbiamo visto l’esercito sparare sulla folla e fare una strage. Sono certa che l’origine degli scontri non è dovuta ai cristiani né ai musulmani del popolo. Anche molti musulmani temono il fondamentalismo, lo stesso giorno della strage musulmani e cristiani hanno marciato insieme per chiedere libertà religiosa»

«Domenica eravamo a 800 metri dagli scontri. Stavo studiando con cinque miei amici italiani in un appartamento. Dei musulmani, alcuni frequentano l’università con me, hanno iniziato a inviarmi messaggi sulla manifestazione partita dal quartiere di Shoubra, nel Nord della capitale, per poi allargarsi lungo il Nilo nella zona di Maspero, davanti alla sede della tv di Stato e a piazza Tahrir» racconta Rachele, studentessa italiana al Cairo. «La casa in cui eravamo si affacciava proprio sulla strada del corteo. Abbiamo seguito tutto dal dodicesimo piano: abbiamo visto l’esercito sparare sulla folla e fare una strage. Ma è accaduto tutto improvvisamente, non capivamo l’escalation delle violenze quando un secondo prima il corteo, come fin dall’inizio, era rimasto ordinato e pacifico».

Alcuni dicono che l’esercito abbia pagato qualcuno per creare scompiglio. «Non sarebbe la prima volta che accade, ricordo già durante le manifestazioni in piazza Tahrir di 150 disperati sotto i canali della tv di Stato che, a rischio della pelle, manifestavano a favore di Mubarak». Come è possibile? «I musulmani stessi mi spiegarono che erano pagati per farlo. È un metodo usato dal potere: foraggiare poveracci, disposti a tutto, anche rischiare la pelle, per pilotare gli eventi». Alcuni sostengono che questo scontro sia tra cristiani e musulmani. Dopo piazza Tahrir sembrava ci fosse non solo una possibilità di convivenza, ma di collaborazione fra copti e musulmani. E ora? «Io non posso dire con sicurezza quale sia l’origine degli scontri, ma so che non viene dai cristiani né dai musulmani del popolo. So poi che la manifestazione era per rivendicare la libertà religiosa, minacciata dalla chiesa fatta bruciare ad Assuan». Potrebbe essere l’esercito ad aver simulato gli scontri per mettere i cristiani in cattiva luce? «Il sospetto che parte dell’esercito stia con le frange estreme dell’islam non si può eliminare. Gli stessi musulmani lo temono. Se così fosse sarebbe un vero guaio, per i musulmani e per i cristiani».

Il popolo egiziano quindi non vuole la sharia? «La gente teme il fondamentalismo. Un taxista musulmano dopo la strage ci ha detto: “Se salgono loro niente più internet, niente più turismo, ho paura”». Ma la parte dei Fratelli musulmani che parla di apertura e rinnovamento? «Io, incontrandone alcuni, penso che ci sia davvero una parte di loro che spera nell’apertura del paese e nella libertà religiosa». E se prevalesse il fondamentalismo? «Distruggerebbe il sogno di una convivenza pacifica fra copti e musulmani, come è accaduto durante la rivoluzione di piazza Tahrir: quello che la nuova generazione vuole davvero. Io sinceramente ci spero ancora. Perché vedo tanti segni. Per esempio, lo stesso giorno della strage, anche se i media non ne hanno parlato molto, c’è stata una manifestazione. Questa volta a marciare non erano solo i cristiani, ma copti e musulmani insieme in difesa della libertà religiosa e contro il fondamentalismo». Ma se scoppiassero nuovi scontri? «Non so da che parte i musulmani starebbero. A maggior ragione questa nuova unità è grande, ma anche così embrionale, che va tutelata».

I copti invece sono terrorizzati. «Si sentono molto più vicini agli egiziani, ma dopo questi fatti sono spaventati. Successivamente alla strage sono venuta alla scuola dei padri comboniani, che ho frequentato in passato. Uno dei gestori dell’istituto era scomparso. Mi hanno detto che, siccome gli scontri erano vicini a casa sua e lui era lì di passaggio, lo hanno arrestato senza ragioni. Ora è in carcere e, sebbene non abbia fatto nulla, dovrà subire un processo militare». Ma queste cose accadevano anche con Mubarak al potere. «È vero i copti erano discriminati, ma si riconosceva la responsabilità dei fondamentalisti. Oggi si cerca di dare la colpa ai cristiani. Mi pare una strategia per generare odio e spezzare l’unità nata». Ora con le elezioni si spera che la gente della piazza possa essere ben guidata. «Se musulmani e cristiani non riusciranno a imporsi contro il fondamentalismo, credo in un esodo massiccio dei copti. Sarebbe grave per un paese dove c’è tanta paura, ma anche speranza. Un paese dove ormai per le strade la convivenza fra cristiani e musulmani è la norma. E dove, in alcuni casi, come accaduto a me che sono cattolica, si è addirittura trasformata in amicizia».