Egitto. Laici e liberali egiziani: «L’esercito difende la gente». Ma sconfiggere il terrorismo sarà dura

I commenti: «I fratelli musulmani hanno urtato la religiosità»; «Ero contro l’esercito e ora lo appoggio»; «Le soluzioni militari però non sono una garanzia»

Il Foglio di oggi pubblica l’intervista a un egiziano che lavora settore della finanza e che spiega come mai la repressione militare contro i Fratelli Musulmani trova appoggio fra la popolazione che alle elezioni li ha votati: «Erano stati abilissimi a imbastire un discorso per l’uditorio internazionale fatto di legittimità e vittoria elettorale da rispettare, ma qui dicevano che se il Pese non gli fosse stato restituito allora sarebbe scoppiata la violenza. Minacciavano. Come se in questa situazione avessimo bisogno di altra brutalità. Per questo la gente ha accolto con sollievo l’intervento della Polizia ai sit-in».

LA FRANGIA ESTREMISTA. Non solo, tra i Fratelli Musulmani sta prevalendo la frangia estremista che ha urtato il sentimento religioso degli egiziani con «questa definizione che loro appioppavano a chiunque non fosse dalla loro parte: “Infedele”. Come si fa? In Egitto la stragrande maggioranza della gente è profondamente religiosa». Infatti, ha continuato l’uomo, «alla protesta contro Morsi del 30 giugno, quella che poi ha fatto scattare l’intervento dell’esercito, c’erano manifestanti religiosissimi. La fratellanza si è arrogata un diritto di monopolio sulla fede che nessuno aveva concesso loro». Perciò se le forze armate sono ingiustificabili per aver sparato sulla folla durante sit.in, l’egiziano spiega che i manifestanti «si erano presi un pezzo di città con un occupazione artificiosa, perché molti là erano figurati poveri», ma «erano stati assoltati con 1000 sterline egiziane (più di cento euro). (…) Invadevano le case dei vicini per usare i bagni, sfondavano le porte».
Linkiesta ieri riportava una tesi simile attraverso le parole dello scrittore egiziano Alaa Al-Aswany. Uomo di Sinistra, che ha partecipato all’occupazione di piazza Tahrir nei giorni delle rivolte del 2011 e fino ad ora contro l’esercito, ha dichiarato: «I Fratelli Musulmani hanno organizzato assembramenti e dispongono ampiamente di armi. Ho notizie di spari contro alcuni ufficiali di polizia. Ovviamente mi dispiace per i morti, ma le manifestazioni della Fratellanza non sono pacifiche: si tratta di terroristi che hanno torturato e rapito persone, come emerge da un documento di Amnesty International. La polizia è sostenuta da gruppi di civili per proteggere la gente. Egiziani, esercito e polizia sono contro i terroristi».

LA TERZA RIVOLUZIONE. Secondo Al-Aswany, la fase cominciata il 30 giugno con le proteste contro il governo «è stata la terza ondata della rivoluzione: in un primo momento Mubarak è stato costretto in prigione, in secondo luogo c’è stata la resistenza dei giovani rivoluzionari contro i massacri dell’ex giunta militare, e ora la rivolta contro i Fratelli musulmani, sostenuta dal regime», ma «chi è con Israele, gli Stati Uniti e l’Islam politico non lo ammetterà mai che c’è stata una rivoluzione». Gli Stati Uniti conterebbero sui Fratelli Musulmani per la stabilità, mentre non si dovrebbe temere il ritorno a un governo militare perché «non c’era motivo per i generali di prendersi questo rischio», ha continuato lo scrittore. «Hanno pensato che i Fratelli Musulmani stessero facendo qualcosa di male al Paese: per esempio nel Sinai abbiamo scoperto che sostenevano i terroristi. Al-Sisi non ha iniziato la rivoluzione, l’esercito invece ha protetto le masse».
Sul futuro del Paese Al-Aswany è speranzoso: «È la prima volta che si potrebbe attuare un vero cambiamento (…). Vedo cinema e arte in un ottimo stato (…) e vedo nuovi documentaristi e registi in grado di liberare la televisione. Credo che abbiamo presentato un modello all’umanità, superando una dittatura in modo pacifico: quando ci sono 30 milioni per le strade, loro hanno l’autorità».

RISCHIO GUERRA CIVILE. Più critico il giornalista Gian Micalessin, reporter esperto di politica internazionale, che sulle pagine del Giornale di oggi, spiega: «La mattanza dei 25 soldati egiziani bloccati e trucidati dai terroristi jihadisti nel Nord del Sinai è un orrore annunciato» che rischia «di diventare devastante consuetudine». Se il Sinai andrà fuori controllo si può pensare che l’Egitto sarà trascinato «alla guerra civile prima e alla banca rotta poi», perché la «messa fuori legge della Fratellanza» potrebbe «mettere in libertà le componenti più intransigenti spingendole a trovare rifugio nelle basi del Sinai». Il che significa isolarle, dando vantaggio alla lotta del generale Al- Siri. Ma accadrebbe il contrario se l’esercito fosse ancora «incapace di mettere a segno operazioni chirurgiche». Per il giornalista la stessa «storia di Gaza dove gli israeliani hanno inflitto ad Hamas colpi durissimi senza mai riuscire a sradicarlo insegna però che le soluzioni militari non sono una garanzia di successo».