Egitto, i Fratelli Musulmani hanno tradito la Primavera araba. I sondaggi affossano Morsi

A un anno dall’elezione di Mohamed Morsi, solo il 32 per cento degli egiziani è contento del suo governo. In un anno ci sono state 9.427 proteste

A un anno dall’elezione di Mohamed Morsi, l’Egitto non si fida più del governo dei Fratelli Musulmani e del primo presidente eletto democraticamente dopo la cacciata di Hosni Mubarak. Secondo un sondaggio condotto nel paese da Baseera, che ha intervistato 6.179 persone in tutti i governatorati egiziani, solo il 32 per cento degli egiziani è soddisfatto dell’operato di Morsi.

SONDAGGIO. Il risultato è impietoso se si considera che dopo i primi tre mesi il 78 per cento degli egiziani era contento di Morsi e dopo undici mesi il 42 per cento. L’economia vicina al collasso, la disoccupazione, la conquista di ogni meandro del potere da parte degli islamisti e le tensioni sociali sempre più forti tra musulmani e cristiani hanno contribuito all’opinione negativa degli egiziani nei confronti del loro presidente.

MIGLIAIA DI PROTESTE. A conferma dell’impopolarità di Morsi, ieri è uscito il rapporto Democracy Index dell’International Development Centre che ha contato 9.427 proteste contro il governo dall’1 luglio 2012 al 20 giugno 2013. Sotto il regime protestare non era consigliabile e questo spiega l’aumento del 700 per cento delle manifestazioni rispetto all’ultimo anno al potere di Mubarak. Ma i numeri restano significativi e peggiorano con il passare del tempo, visto che nella seconda metà dell’anno le proteste sono cresciute del 100 per cento rispetto alla prima metà.

PRIORITÀ LAVORO. Delle 9 mila e passa proteste, il 49 per cento è legato a problemi riguardanti il lavoro, mentre solo il 13 per cento ha natura politica. Ci sono state 2.387 dimostrazioni di piazza, 1.013 scioperi, 811 sit-in, 503 marce di protesta, 482 assemblee, 80 catene umane, 1.555 blocchi di strade, 248 scioperi della fame, 28 attacchi a convogli di ufficiali, 18 attacchi fisici alle istituzioni e 16 casi di uffici governativi dati alle fiamme.

PRIMAVERA ARABA. Lo scenario descritto dal sondaggio e dal rapporto è impietoso e spiega in parte perché il prossimo 30 giugno centinaia di migliaia di persone si riverseranno al Cairo per chiedere elezioni anticipate e le dimissioni di Morsi. Secondo Mohamed Adel, direttore esecutivo dell’International Development Centre, «i continui tentativi da parte dei Fratelli Musulmani di controllare tutte le istituzioni, di escludere in ogni modo i movimenti dell’opposizione e di reprimere molte libertà basilari dei cittadini» hanno portato gli egiziani a sentirsi derubati dei risultati della Primavera araba e a chiedere che Morsi se ne vada.