Egitto. «Basta terrorismo, i Fratelli Musulmani hanno bruciato perfino i tabernacoli delle chiese»

Intervista al portavoce della Chiesa cattolica egiziana, padre Greiche, che appoggia gli arresti degli islamisti da parte dell’esercito e annuncia: «Abbiamo trovato un accordo moderato sulla sharia in Costituzione»

«La situazione dei cristiani in Egitto comincia a migliorare ma molto lentamente. Sono ancora spaventati dalle violenze subite». Dopo che i Fratelli Musulmani hanno bruciato 70 chiese e molte scuole, ospedali, case e negozi di cristiani è normale che «non ci sentiamo ancora al sicuro», spiega a tempi.it padre Rafic Greiche, portavoce della Chiesa cattolica egiziana.

La città di Delga, una di quelle trasformate in califfato dalla Fratellanza, è stata liberata dall’esercito.
Sì, anche un altro villaggio è stato ripreso dai soldati. Ora i cittadini sono liberi dal terrorismo, ma sono stati obbligati a pagare la gizya (il tributo umiliante per i non musulmani, ndr) e le loro chiese sono state colpite. Hanno bruciato persino i tabernacoli, per non parlare delle case e dei negozi.

La paura resta?
Sì, perché sono stati liberati da troppo poco. Tutto è bruciato, tutto è un caos, un disastro: per sentirsi sicuri ci vuole più tempo.

Il 23 dicembre una corte di Alessandria dovrà decidere se nominare i Fratelli Musulmani un gruppo terroristico. Intanto un tribunale li ha messi al bando, i loro beni sono stati confiscati e le sedi chiuse. 
Il governo ha posticipato la decisione, non sono ancora stati messi al bando. Io dico solo questo: hanno bruciato 70 chiese, scuole, ospedali, policlinici. Ora la sicurezza migliora ma molto lentamente. Pochi giorni fa hanno messo bombe nella metro e sui treni. Noi non vogliamo che siano loro a comandare l’Egitto.

Le Forze armate però non hanno esagerato con gli arresti?
L’Egitto ha bisogno di tornare un paese sicuro. Gli arresti non sono esagerati perché commettere violenze nel nome di Dio è molto pericoloso. Certe persone che si sono macchiate di crimini orribili non possono restare libere. I responsabili delle violenze devono essere processati, poi saranno i giudici a decidere cosa fare, se dichiararli innocenti o colpevoli, ma il terrorismo non può essere tollerato.

Ora al Cairo si sta discutendo la nuova Costituzione. Come procede il dibattito?
È tutto ancora in fieri, ognuno sta esponendo i suoi punti di vista e la commissione di 50 membri è stata divisa in cinque sotto-commissioni.

Quali sono gli obiettivi della Chiesa?
Noi vogliamo difendere la dignità umana, la libertà di espressione e quella religiosa. Questi punti rappresentano problemi enormi in Egitto. Noi vogliamo un paese costituzionale e democratico.

È vero che le chiese hanno trovato un accordo con l’università di al-Azhar, la massima autorità islamica sunnita dell’Egitto, perché il paese resti uno “Stato islamico”?
C’è un accordo di massima, sì, ma spesso nei dettagli vogliamo cose molto diverse da al-Azhar. Loro ad esempio vogliono che nell’articolo 3 siano garantite libertà e rispetto alle tre grandi religioni monoteiste: islam, cristianesimo ed ebraismo. La Chiesa cattolica invece ha chiesto di non specificare i nomi, così che la libertà religiosa sia garantita a tutti. Se infatti si specificano i nomi delle religioni, non ci sarà spazio e libertà per gli atei, i bahai o gli sciiti. E su questo noi e al-Azhar siamo in disaccordo.

Quale sarà il ruolo della sharia nella nuova Costituzione?
Abbiamo solo una bozza ma nell’articolo 2 per ora c’è scritto che i princìpi della sharia sono la principale fonte della legislazione in Egitto. Questa è una buona formulazione perché nell’ultima Costituzione c’erano molti articoli che introducevano di fatto gli articoli più fondamentalisti della legge islamica. Questa invece è una soluzione moderata, migliore di quella precedente.