Ma chi non la sogna, “un’ora d’amore” così?

Arriva la legge per introdurre nelle scuole l’ora di «educazione sentimentale» che sconfiggerà l’omofobia. E il Correttore di bozze già vede il «fantasma del gender»

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Il Correttore di bozze sa che scrivendo questo articolo sarà giudicato da tutti un vecchio babbeo contadinazzo omofobo nemico dell’amore e tifoso della Brexit, ma in fondo è qui per questo, quindi semmai attaccatevi voi.

Dunque, la notizia è presto detta. Come riassume un articolo del Corriere della Sera, questa settimana iniziano l’iter parlamentare «ben 8 progetti di legge» volti a introdurre nelle scuole secondarie di primo e secondo grado l’«educazione sentimentale o educazione di genere». «Finalmente», scrive il Corriere. Finalmente un piffero, sottolinea un Correttore di bozze ormai uscito dall’Unione Europea.

Naturalmente si tratta delle solite cose, presentate nei soliti termini fru fru che solo un incivile come il Correttore di bozze si azzarderebbe a criticare. I nostri figli «finalmente» potranno forse imparare a «capire i cambiamenti nelle relazioni tra i sessi», «rompere gli stereotipi», piantarla con «ogni forma di violenza di genere», abbandonare «bullismo» e «omofobia» eccetera. Insomma «finalmente» nella scuole italiane si lotterà alla grande contro tutti quei vizi che invece sono notoriamente tramandati come virtù nelle famiglie puzzolenti dei correttori di bozze. Tutto tra l’altro prende spunto dalla celebre Convenzione di Istanbul «caldeggiata dalla presidente della Camera Laura Boldrini». Il che vuol dire che, qualunque cosa dica questa scartoffia, siamo in ottime mani.

Comunque il Correttore di bozze non starebbe qui a tediarvi con l’ennesima inutile campagna «finalmente» caldeggiata dalla Boldrini, se non fosse per una questioncina che davvero gli è rimasta sul gozzo bitorzoluto. È lo schema argomentativo del Corriere che proprio non gli va giù. Perché infatti secondo il Corriere tutte queste belle proposte di legge sull’«educazione di genere» che «finalmente» cominciano l’iter parlamentare, finora invece «sono rimaste “seppellite”» nei cassetti del Parlamento? Che domande, è scontato: la colpa è delle «proteste di chi teme che possano fare da apripista ad una presunta teoria gender», scrive Valentina Santarpia.

«Teniamoci pronti a parare i colpi di una discussione che non sarà affatto facile. Che ripercorrerà in parte quel discorso pubblico agghiacciante che abbiamo già ascoltato con le unioni civili e la stepchild adoption e che vedrà al centro il fantasma della teoria del gender», ribadisce nel suo blog sull’Huffington Post Celeste Costantino, deputata di Sel e autrice («finalmente») di uno dei testi in discussione.

Dunque a questo punto un bacchettone qualsiasi, per esempio il Correttore di bozze, cosa dovrebbe fare per liberarsi dalla paura della teoria del gender, ora che ha capito che la teoria del gender non è che un «fantasma» e per di più «presunto»? Ovvio, dovrebbe accogliere con boldrinesco calore l’«educazione di genere» che non c’entra assolutamente nulla col gender, a parte essere la sua traduzione in italiano, ma che cacchio ne vuole sapere lui che nella sua vita sprecata non avrà fatto manco un minuto di «educazione di inglese».

E cosa propone «finalmente» l’educazione di genere che spazzerà via tutte le superstizioni sul gender diffuse da «gruppi oltranzisti come le Sentinelle in piedi o Difendiamo i nostri figli di Gandolfini»? Bè, se il Corriere parla di «rompere gli stereotipi» e altri ameni slogan di questo tipo, la Costantino l’ha ribattezzata «ora d’amore», anzi, #1oradamore, e per far capire meglio che in classe si farà l’amore e non il gender, annuncia che nei nuovi corsi non-gender saranno proposti degli interessantissimi «gender studies». Magari conditi con «battaglie coraggiose» come quelle «intraprese in questi anni» dalla «consigliera comunale di Venezia Camilla Seibezzi».

Chi? Esatto, proprio lei. Quella di genitore 1 e genitore 2. E dei libretti arcobaleno per combattere «i pregiudizi di ordine sessuale» dei bambini di 3 anni («finalmente»). Che poi sarebbero le preziose favole «bandite dalle biblioteche della città» dal sindaco Brugnaro «come nei peggiori periodi oscurantisti», ricorda senza un filo di gender la deputata di Sel.

Adesso avete capito la lezioncina, ‘gnoranti e correttori di bozze che non siete altro? La teoria del gender non esiste. È solo un fantasma inventato da voi per impedire che i vostri figli accedano «finalmente» all’«educazione sentimentale» basata sulla teoria del gender, che infatti non esiste. E chi si mette di traverso è un oltranzista. Finalmente.

* * *

Ps. Tra l’altro il Correttore di bozze considera molto lodevole il fatto che la Costantino dica di voler valorizzare, introducendoli nelle classi dei nostri figli, tutti quegli attivisti del non-gender che negli ultimi anni sono riusciti a «produrre e diffondere la cultura della realtà». È importante che parli della «cultura della realtà» una deputata del partito di Nichi Vendola. Perché nella realtà di Sel, «finalmente», sconfitti i fantasmi della teoria del gender, due uomini possono fare un figlio. Davvero. È così. A questo proposito il Correttore di bozze vi rimanda volentieri al post della Costantino sulla maternità surrogata. Dove si spiega fra l’altro che «se ci fosse una rivendicazione» della pratica da parte delle donne, «anche l’espressione “utero in affitto” non sarebbe considerata offensiva. Sto stipulando un contratto con il mio corpo e ad ogni servizio corrisponde un compenso. Impressiona, vero? Certo che impressiona, perché stiamo parlando di una vita e di due corpi, quello della donna e quello del bambino». Ecco. E pensare che per promuovere l’«educazione sentimentale» il Corriere, ancora lui, aveva appena finito di spiegarci che «senza valori e punti di riferimento, il corpo può diventare mera “merce” di scambio, per acquistare magari oggetti che sono status symbol». Non desidera forse il Correttore di bozze essere esorcizzato dai fantasmi del gender e ricevere in cambio idee così chiare? Per favore, anche no.

Foto educazione sessuale da Shutterstock

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