È tempo di riscoprire il cuore indomabile di Grazia Deledda

Di Laura Vallieri
10 Agosto 2025
In prossimità del centenario del Premio Nobel che le fu conferito nel 1926, un libro indaga la figura della grande scrittrice sarda, capace di raccontare l'umano con verità e profondità

Come fa una storia a resistere nel tempo, a continuare a parlare ai lettori nonostante il cambiamento radicale di un’epoca? La vita è qualcosa che non tramonta mai sia quando appare al mattino appena sveglia con la sua semplicità bambina sia quando emerge dalle pagine di un libro.

Grazia Deledda, Premio Nobel per la letteratura, unica letterata italiana ad averlo ricevuto, avendo frequentato la scuola solo fino alla quarta elementare, nelle sue storie ha lasciato che parlasse la vita, senza finzioni e senza fronzoli, avendo occhi e orecchi sempre aperti, non preoccupandosi di accontentare i lettori ma difendendo la sua passione di narratrice e lottando per l’affermazione della sua arte.

Il cuore indomabile di Grazia mi ha affascinata e rapita così come i suoi personaggi con le loro storie traboccanti di desideri, di passioni, di risentimenti, di ingiustizie e di perdono impensato, di veri pentimenti e senso del mistero che cerca risposte nell’abbraccio del Padre misericordioso sempre pronto ad accogliere.

Senza bandiera

Il mio libro vuole raccontare la modernità di un’autrice capace di raccontare l’umano con verità e profondità, presentando alcuni grandi romanzi e i suoi temi fondamentali come: l’amore (Elias Portolu), il senso di colpa (L’edera), la passione sfrenata e le sue conseguenze (La via del male), il desiderio di conoscere le proprie origini (Cenere), l’amore tossico di una madre verso il figlio (La madre), il senso della vita (Il Dio dei viventi), la fragilità umana (Canne al vento); il libro è un piccolo excursus nel mare magno della sterminata produzione deleddiana che conta quasi 40 romanzi, 390 novelle, una sceneggiatura cinematografica e moltissime lettere che Deledda scrisse per promuoversi fin dall’età di 15 anni.

Nelle brevi note biografiche necessarie per inquadrare storicamente e culturalmente l’autrice mi sono soffermata su alcuni passaggi della sua vita emblematici per cogliere la grandezza di una donna sarda, nata alla fine dell’800 che aveva l’ambizione di diventare una grande scrittrice e dare onore alla sua terra. Ha lottato con tutti i mezzi a sua disposizione per far emergere agli occhi del mondo il suo talento senza mai correre dietro a nessuna bandiera né schierarsi con i vari movimenti femministi che stavano nascendo e l’avrebbero voluta dalla loro parte.

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Immeritato ostracismo

In un’intervista dopo il ritiro del Nobel ha dichiarato di aver avuto tutto dalla vita: il successo, l’amore, una famiglia e la fede in Dio e nella vita. In un mondo in cui la donna era considerata meno dell’uomo in qualsiasi campo, lei ha trovato un uomo, suo marito Palmiro Madesani, che ha scelto di mettersi al servizio dell’arte di sua moglie, lasciando il suo vecchio impiego e inventandosene uno nuovo quello dell’agente letterario. Pirandello odiò così tanto il marito di Deledda da sbeffeggiarlo in un romanzo che l’editore Treves rifiutò di pubblicare e che ebbe bisogno di tempo e qualche modifica prima di vedere la luce.

Come mai un talento così limpido che nella sua opera ha messo a tema il senso della vita, delineando l’essere umano nelle sue mille sfaccettature sia stato depennato dagli indici delle antologie generando un immeritato ostracismo, è stato l’interrogativo che mi ha spinta a leggere la sua opera fino a scriverne un libro-omaggio, un libro-sveglia, perché si torni a leggerla perché se ne parli, almeno in prossimità del 2026, nel centenario del Nobel.


Laura Vallieri, Grazia Deledda. Cuore indomabile,Edizioni Ares, 232 pagine, 15 euro.


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