È più trasgressivo il film sulle lesbiche di Cannes o la difesa della differenza sessuale della Manif pour tous?

Il popolo in piazza in difesa del mondo comune. Le élite culturali alla rassegna cinematografica per le solite ninne nanne ideologiche. Dov’erano secondo voi i veri rivoluzionari francesi?

Negli stessi giorni in cui a Cannes è stato premiato il film La vie d’Adéle, storia dell’amore fra due lesbiche, di cui una minorenne, per le via di Parigi si è svolta la Manif pour tous. Francesco Belletti, presidente del Forum delle famiglie, ha scritto sul sito dell’associazione un lungo post, commentando due eventi all’apparenza distanti.
In effetti, tra le due manifestazioni non vi è alcun nesso, se non il fatto, che esse si sono svolte entrambe in Francia e che entrambe hanno catturato l’attenzione dei media. Solo che, nel primo caso, con un generale coro di applausi e lustrini, nel secondo col tentativo di oscurare il motivo della marcia mettendo in rilievo alcuni episodi di scontri tra manifestanti.

TRASGRESSIONE? Belletti spiega innanzitutto di non essere «un critico cinematografico», ma solo un amante del cinema. Non ha la competenza per misurarsi con «il giudizio artistico della giuria di Cannes», né può troppo soffermarsi sulla trama dei film, che non ha visto, ma solo basarsi su quanto riportato dai media. Ebbene, fatte queste premesse, tuttavia «una idea me la sono fatta, e mi permetto di proporla alla pubblica riflessione prima di tutto da amante del cinema, poi da marito e genitore».
tempi-rivoluzione-franceseI film presentati a Cannes insistono sul tema della violenza e del sesso e, in particolare, la pellicola lesbo del regista Kechiche insiste, come ha scritto il Corriere della Sera, su particolari erotico-sessuali, lasciando ben poco all’immaginazione.
Scrive Belletti: «La storia d’amore sia tra due donne, a questo punto, mi pare in ultima analisi l’aspetto meno trasgressivo, ma non il meno preoccupante: in un certo senso mi pare anzi l’aspetto più conformista e più conservatore, più banalmente politically correct della scelta narrativa e della scelta della giuria di Cannes. La vera trasgressione ieri, in Francia, non è arrivata da Cannes, ma dai viali di Parigi, dove un popolo pacifico ha manifestato nuovamente per difendere l’idea che si viene al mondo dall’incontro misterioso dell’amore tra un uomo e una donna, e che la differenza sessuale è qualità insostituibile della costruzione dell’identità di ogni persona. E infatti questa è diventata la voce del popolo, che il potere ciecamente ideologico del governo Hollande si rifiuta continuamente di ascoltare, con una ostinazione degna di miglior causa».

PENSIERO UNICO. Qui è il punto, scrive il presidente del Forum: «Questa trasgressiva “difesa della naturale differenza sessuale” trova ben poche narrazioni, in un’industria che è pressoché totalmente dominata da una nuova élite intellettuale che produce film, che li dirige, che li interpreta, che li seleziona e che li premia, e che invece sembra avere un criterio culturale da imporre, che è il rifiuto di ogni vincolo. Così, nell’apparente difesa della piena libertà di ogni scelta di ogni persona, sembra essere impossibile riconoscere valori comuni, e l’individuo rimane solo, affascinato da narrazioni figlie di ideologie e di un nuovo “pensiero unico”, sempre più conformista e sempre più intollerante, dove la distanza tra minori e adulti,la diversità tra maschile e femminile, il rifiuto della violenza non sembrano più scelte praticabili, ma vengono relegate come scelte conservatrici, tradizionalisti, non al passo con i tempi. Forse andrò a vedere i film premiati a Cannes: ma certamente la speranza per la mia vita, per il mio Paese e per i miei figli non mi verrà da lì. Ma un’arte che non assume questo orizzonte e questo compito, che arte è?».