È morto monsignor Lorenzo Albacete. «Spero che la mia ultima parola quando morirò sia “Perché?”»

Si è spento il sacerdote statunitense che per molti anni ha collaborato con il settimanale “Tempi”. «Chiedersi perché significa essere umani: è il nucleo della condizione umana»

albaceteÈ morto monsignor Lorenzo Albacete, per anni collaboratore del settimanale Tempi. Qui di seguito pubblichiamo una nostra recensione a uno dei suoi tanti libri “Attrazione per l’infinito”.

I lettori di Tempi conoscono molto bene Lorenzo Albacete; potranno quindi apprezzare il ritratto che egli fa di sé nel suo ultimo, bellissimo libro Attrazione per l’infinito. «Un teologo credente, un monsignore della Chiesa cattolica, un ammiratore di papa Giovanni Paolo II, un ispanico che porta in tasca (per il divertimento di coloro che stanno in fila dietro di lui alla dogana aeroportuale) una reliquia, un rosario e un sassolino prelevato dalla tomba di sua madre (per quanto attiene alla politica, sono più o meno un provocatore; fondatore, presidente e praticamente unico membro del Partito Mistico. Come economista, un buffone)». Ma con una caratteristica in comune con tanti suoi colleghi scienziati (il monsignore è laureato in fisica): una grande passione per la razionalità. «Finché saremo fedeli a questa passione, potremo gustarci insieme molti cappuccini». Con questo stile ironico e cordiale («ringraziamo il cielo di averci dato Tommaso d’Aquino, che era latino e grasso») Albacete esamina alcuni degli aspetti principali dell’esperienza umana – la ragione, la scienza, la sessualità, il denaro, la politica, il dolore – analizzandoli secondo una prospettiva originale: come modalità diverse con le quali l’uomo cerca di rispondere alla vertiginosa profondità del proprio desiderio, all’attrazione per l’infinito. Il suo approccio non è perciò quello dell’“esperto”, del tuttologo televisivo o del giornalista in carriera, ma nasce dal criterio più adeguato per comprendere l’uomo e la realtà: il desiderio di compimento. La fecondità di tale prospettiva si può apprezzare, ad esempio, nell’acuta analisi dei fatti dell’11 settembre 2001 con cui si conclude il volume o nelle pagine dedicate al fenomeno misterioso della sofferenza. «Non smetterò mai di chiedermi perché», conclude. «Chiedersi perché significa essere umani: è il nucleo della condizione umana. A quelli che mi dicono di tacere, di accettare le cose senza chiedermi perché, rispondo: “Perché? Perché? Perché? Perché?”. Spero che la mia ultima parola quando morirò sia “Perché?”».