È morto Ariel Sharon, il “bulldozer” che guidò Israele

L’ex premier israeliano è morto a 85 anni dopo poco più di 8 anni di coma. Lo ha annunciato la radio dell’esercito citando la sua famiglia

L’ex premier israeliano Ariel Sharon è morto a 85 anni dopo poco più di 8 anni di coma. Lo ha annunciato la radio dell’esercito citando la sua famiglia. Le sue condizioni si erano aggravate negli ultimi dieci giorni, quando i medici avevano avvertito che i suoi organi vitali stavano cedendo in seguito ad un blocco renale dovuto ad un’infezione cronica.

LA CONFERMA. L’ospedale Sheba vicino Tel Aviv dov’era ricoverato Sharon non ha confermato la notizia della morte ma ha annunciato una dichiarazione per la stampa a breve. Il “bulldozer” (il soprannome caro agli israeliani, mentre i palestinesi lo chiamavano “butcher”, macellaio) era in coma dal 4 gennaio del 2006 in seguito ad una grave emorragia cerebrale accusata due settimane dopo un lieve ictus.

IL MASSACRO. Sharon è stato un importantissimo leader militare e politico di Israele. Da militare ha avuto un ruolo nelle vittorie di Tel Aviv durante la guerra dei Sei giorni nel 1967 e in quella dello Yom Kippur nel 1973, tanto che fu soprannominato: “Arik, re di Israele”.
Diventato politico da ministro della Difesa, nel 1982, supervisionò la guerra del Libano e fu costretto a dimettersi nel 1983 in quanto responsabile “indiretto” del massacro di Sabra e Shatila, due campi rifugiati alla periferia di Beirut, dove vennero uccisi centinaia, forse migliaia, di palestinesi.

IL RITIRO DALLA STRISCIA DI GAZA. Dal 1990 al 1992 ricoprì la carica di ministro delle Abitazioni, nel 1998 fu ministro degli Esteri, nel 2001 divenne primo ministro e l’anno dopo cominciò a costruire il muro di sicurezza intorno alla Cisgiordania. Sharon sarà però anche ricordato come l’uomo che nel febbraio 2004, al suo secondo mandato, dopo aver confinato Yasser Arafat a Ramallah in Cisgiordania e fronteggiato la durissima Seconda Intifada, annunciò unilateralmente che Israele si sarebbe ritirato dalla Striscia di Gaza occupata. Una decisione, attuata nel 2005, per cui molti oltranzisti non l’hanno mai perdonato.