Donna in salute chiede l’eutanasia. E la Corte europea “suggerisce” alla Svizzera di accontentarla

I giudici di Strasburgo hanno accolto il ricorso di una donna che chiede la dolce morte. Ma così è come dire che la vecchiaia è una malattia

Che la Corte europea dei diritti dell’uomo fosse per l’autodeterminazione era già emerso in altre sentenze. Ma fino a questo punto non si era ancora spinta: il tribunale di Strasburgo ha accolto l’appello di Alda Gross, svizzera, 82 anni, che, sebbene risulti in salute, ha richiesto l’eutanasia nel suo Paese ricorrendo in ogni grado d’appello, ma perdendo ogni causa.

I GIUDICI. Così nel 2010 la signora si è rivolta ai giudici europei che lo scorso 14 di maggio hanno emesso il verdetto in cui non si prende posizione esplicitamente, ma si invita la Svizzera a fare chiarezza sulle norme che disciplinano l’eutanasia attiva lì legale: «Il diritto di un individuo a scegliere come e quando porre fine alla propria vita (…) è fra quelli relativi al rispetto del diritto di proprietà privata». Da qui la necessità di disciplina dei casi in cui una persona voglia «terminare la propria vita, anche se la sua morte non è imminente e non c’è nessuna malattia».

IMPARZIALI? Così si è arrivati anche a discutere se una persona anziana, che come tutte sta sperimentando «il declino delle sue facoltà fisiche e mentali», possa chiedere di essere uccisa. E pur non dicendo di volere entrare nel merito, la Corte di Strasburgo ha richiamato l’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti umani (sul diritto del rispetto alla vita familiare e privata), a cui la donna si era appellata, chiedendo alla Svizzera di rivedere le sue leggi che secondo la sentenza le hanno procurato «una considerevole angoscia».