Dolce e Gabbana: «Italia autolesionista con noi. Omofobia? Mai avuto problemi»

I due stilisti al Telegraph: «Ci sentiamo traditi dopo tanti sacrifici. Ma difendiamo il nostro Paese». Tradizioni comprese: «Mai creduto al matrimonio gay»

In un’intervista pubblicata dal Telgraph venerdì scorso, 6 settembre, gli stilisti Domenico Dolce e Stefano Gabbana hanno raccontato il loro amore per Italia, che hanno celebrato in tutto il mondo attraverso l’alta moda, esaltando la donna, l’arte, il cibo e la famiglia mediterranei. Ancora scioccati dalla condanna a un anno e otto mesi per evasione fiscale dopo un processo quanto meno discutibile, i due hanno dichiarato di essersi sentiti traditi dopo tanti sacrifici fatti per sostenere il “made in Italy” nel mondo. Ma nonostante quello che sentono come un «tradimento», i due stilisti hanno difeso il loro Paese per la sua cultura e la sua accoglienza, chiarendo anche che non si sono mai sentiti discriminati a causa della loro omosessualità. Anzi.

DOPO TANTI SACRIFICI. In merito alle accuse i due stilisti hanno ribadito al quotidiano britannico la loro convinzione di essere innocenti: «Non ci posso credere, Sono ancora sotto schok», ha dichiarato Gabbana. «Amiamo i vestiti. Amiamo disegnare abiti. Non abbiamo cominciato questa professione per guadagnare soldi». Ad aiutarli non c’è mai stato nessuno, continua Gabbana, «tranne la famiglia di Domenico». Per Dolce la sensazione dopo la sentenza è quella di «un padre che ha lavorato molto per far studiare il figlio. E poi il figlio, ingrato, gli volta le spalle e dice che non gli importa nulla dei sacrifici di suo padre…».

DIFFICOLTÀ ANCHE ALL’ESTERO. Gabbana denuncia anche l’autolesionismo della condanna: «Non si rendono conto che abbiamo 4 mila dipendenti e che, indirettamente, diamo lavoro a 20 mila italiani? Non sanno che abbiamo reinvestito ogni centesimo nella nostra azienda?». E anche se la tentazione di vendere ad altri colossi della moda è grande, i due non ci pensano, sebbene «la situazione ci abbia causato molti problemi anche all’estero». Dolce e Gabbana hanno spiegato che in Belgio, ad esempio, dove avevano chiesto un prestito a una banca per aprire un nuovo negozio, hanno ricevuto una risposta negativa per via del processo aperto in Italia.

ESSERE GAY IN ITALIA. L’intervista si conclude comunque con un elogio alla donna e alla famiglia italiane, e all’immancabile domanda sul matrimonio gay gli stilisti rispondono insieme: «Cosa? Mai!». «Non credo nel matrimonio gay», chiosa Dolce, aggiungendo che nella cattolica Italia la sessualità di D&G, omosessuali dichiarati, non è «mai» stata un problema: «L’industria della moda è piena di gay», ha sottolineato. «Le autorità italiane dovrebbero procedere con cautela nel loro processo contro Dolce e Gabbana – avverte il Telegraph – perché rischiano di alienarsi i migliori ambasciatori dell’Italia».