Ogni volta che accade qualche violenza, gli scatta il riflesso pavloviano: “Condanna, carcere, castrazione chimica”. Ma di erba buona e cattiva siamo fatti, e dovremmo sempre ricordarcene
Il leader della Lega Matteo Salvini (foto Ansa)
Arieccolo! Aridaje! Secondo voi, Matteo Salvini mi sta antipatico o simpatico? Non posso dire che mi stia antipatico ma nemmeno che mi stia simpatico. Lodo l’impegno, questo sì. Ma lì mi fermo. Il problema è che lui sta sempre caricato a pallettoni. Questa volta a farlo scattare è stato lo stupro di una turista a Firenze. Due uomini, sembrerebbe. Che gli facciamo a questi? Gliela somministriamo una giusta dose di carcere? Macché, castrazione chimica e non se ne parla più.
Non so chi già c’era e chi si ricorda, erano gli anni Sessanta, nelle festicciole di casa sul giradischi (rigorosamente marca Geloso) si mettevano le hit del momento e c’era il lento che faceva cuccare di più. Quello che andava per la maggiore era così tanto usato e usurato da saltare gracchiando sempre sullo stesso punto («io ti dico che ti am… io ti dico che ti am… io ti dico che ti am...»), interrompendo sul più bello ogni sogno di gloria. Ecco, il fastidio di allora è lo stesso fastidio di oggi quando ricompare Sa...
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