Dio ha scelto Emanuele, il mio figlio dislessico, per insegnarmi a “rileggere” la vita

«Dio mi sta insegnando a rileggere la vita di mio figlio, a usare un alfabeto diverso, a ripercorrere il mio passato riconoscendo tutto l’amore, la pazienza e la dolcezza che Lui ha usato con me»

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Oggi Avvenire a pagina 2, nella rubrica delle lettera al direttore, riporta la missiva di una madre che racconta del figlio dislessico. La lettera merita di essere riproposta per la delicatezza e la profondità con cui la donna racconta del piccolo Emanuele. Soprattutto è interessante notare che la madre, narrando del figlio, spiega cosa ha imparato lei da lui, ribaltando la prospettiva di un modo che, di solito, di fronte a figli con difficoltà, o ricade nell’ansia di migliorare ad ogni costo le loro performance o – che forse è anche peggio – ricerca ossessivamente un colpevole (se stessi o gli altri) per questa misteriosa “sfortuna”. La signora Silvia, invece, parla di “rilettura”, come se il tempo, giorno dopo giorno, si sia dimostrato il migliore alleato per ri-vedere quel bambino. Un alleato guidato da una mano sapiente verso cui Silvia non si sente di recriminare, ma solo di ringraziare.

Caro direttore,

le parlo di mio figlio Emanuele, che ha 11 anni ed è speciale: è dislessico. I figli non sono nostri, ma di Dio. E, se io ne avessi avuto subito la consapevolezza, tanti errori non li avrei commessi. Ogni figlio nasconde impressa l’immagine di Dio e quindi ogni dettaglio – anche l’imperfezione – se lo guardiamo con gli occhi di Dio è espressione di una meravigliosa sinergia cosmica. Tutto accade per un fine: amare Lui e di conseguenza gli altri ed essere felici. Emanuele è arrivato come un fulmine a ciel sereno. Dio mi sta insegnando a rileggere la vita di mio figlio, a usare un alfabeto diverso, a ripercorrere il mio passato riconoscendo tutto l’amore, la pazienza e la dolcezza che Lui ha usato con me. In questo modo, il mio sguardo cambia verso tutto, anche verso mio figlio. A Emanuele fin da piccolo piacevano i quadri e non si annoiava a osservarli nei musei: c’era sempre qualcosa che lo colpiva, le sue osservazioni non erano mai banali, anche se non riusciva a tradurle in parola scritta. Ha una sensibilità spiccata per gli altri: sempre attento alla salute dei nonni, mai indifferente alla sofferenza altrui, lascia stupita l’anziana Emma perché quando la vede arrivare in bicicletta lascia i giochi e va ad aprirle il cancello… Ha pianto quando il maestro di matematica se ne andato, quando è partito un compagno straniero conosciuto da poco. Ha pianto quando Guido e Maria sono partiti come missionari e ha fatto per loro un meraviglioso disegno: un aereo che volava con loro dentro e le ali erano lo Spirito Santo; ha insistito perché invitassimo lo zio separato per non farlo sentire troppo solo, non sopporta vedere piangere la sorellina anche quando è per un capriccio e cerca di capire se ha qualche bisogno che magari noi non vediamo. E poi la sua voce è uscita in un canto meraviglioso e un maestro di musica l’ha fatto entrare in un coro dove la sua voce calda, modulata assieme a quelle dei compagni ha fatto vibrare i cuori di giurie e scaldato gli animi di tanti. Guardo i suoi begli occhi azzurri e penso che sono fortunata, anzi graziata, perché averlo come figlio così diverso mi ha obbligato a guardare le cose da una prospettiva diversa, a non dare per scontato che tutto deve sempre andare da sinistra a destra o da sopra a sotto, che tanti “no” possono diventare “sì”, e sono anche meglio. La fretta di tutti i giorni è rallentata dai suoi ritmi e ho scoperto che è bello e gratificante essere pazienti, che la velocità spesso impedisce di cogliere i dettagli, che l’impazienza è un limite sciocco e invalidante. Ogni giorno mi sorprende, mostrandomi aspetti del mondo ai quali non avevo pensato. È l’immagine di un universo che, creato da Dio, si lascia scoprire poco a poco; anche il modo di essere di Emanuele è espressione della Sua fantastica fantasia. È il quarto di sei figli e unico maschio, una quotidianità un po’ dura e speciale lo stava aspettando. Non mi chiedo, caro direttore, che cosa farà da grande perché lui è grande; so che Dio ha un disegno su di lui e che sarà speciale. Chiedo a Maria di illuminare questo progetto divino perché lui possa riconoscerlo e seguirlo. Grazie Emanuele e grazie Signore per avermi scelta immeritevole madre.

Silvia Vassalli – S. Felice del Benaco (Bs)

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